Il mio vigneto a fine luglio era di nuovo spettinato. Avevo già cimato una volta e la domanda a Marco Penitenti era se fare un secondo passaggio. La sua risposta mi ha fermato: su quelle viti preferiva conservare la vegetazione, valutando interventi più mirati intorno ad alcuni grappoli. Prima di mettere mano alla chioma c’erano altre cose da guardare.
La raccolta era prevista per l’inizio di settembre e l’uva sembrava tanta. Durante la chiamata volevo capire quali segni dovessero preoccuparmi, se fosse necessario trattare ancora e quanto carico lasciare. Alla fine alcune decisioni erano cambiate, perché Marco mi aveva fatto osservare parti della pianta su cui non mi ero concentrato abbastanza.
Gli acini secchi non raccontano tutti la stessa storia
Comincio dai grappoli. Su qualcuno ci sono acini secchi, su altri segni che, a prima vista, potrei mettere nello stesso gruppo. Marco distingue ciò che attribuisce a un vecchio attacco di peronospora da danni che, nei particolari che gli sto mostrando, riconduce a una botta.
Una differenza concreta emerge anche dalle mie abitudini di lavoro: durante la gestione manuale della vegetazione potrei aver urtato qualche grappolo. Lo propongo come possibile spiegazione di un segno, senza poter ricostruire con certezza ogni danno.
È il primo passaggio utile della consulenza: un acino rovinato va letto insieme al tipo di alterazione e alla storia della pianta. Un grappolo con alcuni acini già disseccati non dimostra, da solo, che sia in corso una nuova infezione. E una videochiamata su pochi particolari non diventa una diagnosi valida per tutto il vigneto.
Marco mi fa alzare lo sguardo verso le foglie nuove
Io continuo a indicare l’uva; Marco mi chiede di vedere la vegetazione più in alto e le foglie delle femminelle, i germogli laterali cresciuti durante la stagione. Per valutare come accompagnare la maturazione, vuole capire anche in quali condizioni sia la chioma.
È una correzione importante al mio modo di fare il controllo. La pianta non finisce nella fascia dei grappoli: conservare vegetazione attiva e ben gestita entra nel lavoro che porterà alla vendemmia. Una chioma dall’aspetto disordinato può ancora avere una funzione da considerare prima di accorciarla.
Durante il giro compaiono anche viti più sofferenti. Marco prospetta il mal dell’esca su una delle situazioni che gli mostro. Rimane una valutazione di quel caso, da approfondire in campo: l’età del vigneto non basta a spiegare ogni deperimento o a considerare inevitabile la perdita di alcune piante.
Cimare il vigneto a fine luglio: il motivo per cui ci fermiamo
La seconda cimatura avrebbe reso la vegetazione più ordinata, ma avrebbe tolto anche parte della crescita recente. Marco, guardando le mie viti in quel momento, preferisce lasciarla e intervenire solo dove serve davvero.
Questa risposta non stabilisce che a luglio sia sempre vietato cimare. Collega la scelta a quanto è già stato fatto, alla vegetazione rimasta e alla fase della pianta. Il Consorzio Fitosanitario di Reggio Emilia distingue gli effetti delle operazioni sulla chioma e richiama, fra l’altro, il problema delle cimature tardive troppo drastiche. Rimettere tutto in ordine con un unico taglio può quindi togliere più di ciò che volevo correggere.
Nel mio caso, la domanda passa da “quanto devo accorciare?” a “quale problema devo risolvere?”. Se il problema è un grappolo molto coperto, il lavoro può essere circoscritto a quel punto.
Arieggiare qualche grappolo, lasciando una protezione dal caldo
Proviamo a ragionare su un grappolo poco esposto. Marco indica di liberarlo con pochissime foglie, dal lato che riceve il sole del mattino. Il gesto resta limitato: non mi propone di spogliare entrambi i lati del filare.
La ragione è anche il tempo che manca alla raccolta. Siamo a fine luglio, agosto è ancora davanti e il caldo potrebbe tornare. Esporre di colpo tutta l’uva sarebbe una scelta diversa dal migliorare aria e luce in un punto affollato.
Una nota tecnica del Consorzio sulla sfogliatura spiega che epoca, intensità e ambiente cambiano la risposta, e che il passaggio rapido dall’ombra al sole può causare scottature. Il consiglio ricevuto va quindi letto come una correzione su quelle viti, non come un numero di foglie da togliere ovunque.
La pioggia e il trattamento che pensavo di fare subito
Nei giorni precedenti avevo registrato circa sessanta millimetri di pioggia e pensavo di intervenire subito. Sulle foglie si vedevano ancora residui dei passaggi precedenti: anche questo mi portava a chiedere quanto prodotto fosse rimasto e dove fosse necessario proteggere la vegetazione.
Marco collega la valutazione a ciò che osserva, alle piogge attese e alla raccolta prevista. Il punto che mi interessa è proprio questo: la quantità di pioggia e il residuo visibile non esauriscono la decisione.
Prima di programmare un intervento fitosanitario vanno verificati prodotto autorizzato, etichetta aggiornata, stato delle viti e distanza dalla raccolta. Per dosi, intervalli e tempo di carenza conta la formulazione precisa, insieme alle indicazioni del tecnico e ai bollettini della zona.
Diradare: prima distinguere i grappoli, poi decidere il carico
La quantità d’uva riapre un altro dubbio. Per capire che cosa togliere, Marco mi fa guardare l’inserimento del peduncolo: ogni grappolo ha il proprio punto di attacco. Sembra un dettaglio elementare, ma mi serve per leggere quello che ho davanti senza confondere le parti più affastellate.
Su alcuni tralci individuiamo un grappolo in più da valutare, oppure uno più interno e mal disposto. La scelta riguarda il carico complessivo della pianta, il tempo ancora disponibile e la destinazione dell’uva a bollicina. Non basta fissare “due grappoli per tralcio” e applicare il numero a ogni vite.
Marco propone di anticipare la visita in campo per guardare meglio la situazione e decidere se e quanto diradare. Le quantità prospettate durante la chiamata sono stime: prima di trasformarle in un raccolto atteso con certezza serve quel controllo.
È anche il passaggio che lega il vigneto all’azienda. Avevo già un magazzino piccolo e pieno; la prospettiva di una produzione abbondante rendeva urgente pensare a dove mettere il nuovo vino. La successiva vendemmia 2025 di Stato Brado avrebbe portato questo problema dentro l’organizzazione della raccolta e della cantina.
Da questa consulenza mi resta un criterio preciso: prima di togliere foglie, accorciare germogli o eliminare grappoli, capire che funzione ha quella parte e quale risultato sto cercando. La risposta più utile di Marco è stata fermarmi, spiegandomi il motivo, prima di fare un lavoro che sembrava necessario soltanto perché la chioma era spettinata.
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La consulenza completa con Marco Penitenti
Il video originale è stato pubblicato il 13 agosto 2025; la chiamata si riferisce alla situazione del vigneto a fine luglio. Approfondisce i dubbi su chioma, segni sui grappoli e carico d’uva prima della vendemmia.
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