Nel mio vigneto c’è un filo saltato da sistemare e la potatura ancora da fare. Partendo da lavori così concreti, con Marco Penitenti abbiamo costruito un calendario del vigneto che arriva fino alla vendemmia e torna all’inverno successivo. Il primo insegnamento è che un’operazione prepara quasi sempre quella che verrà dopo: i fili riparati sosterranno i germogli, i germogli ben disposti renderanno più leggibile la chioma, il terreno condizionerà anche la possibilità di entrare in campo.

I mesi servono a organizzarsi. Per decidere il momento di intervenire, però, bisogna guardare la vite e l’andamento della stagione. Le finestre discusse qui nascono dalla consulenza sul mio impianto: una zona più calda, un vitigno precoce o un’annata diversa possono anticiparle o spostarle.

Dicembre-febbraio: potatura, stralciatura e struttura da rimettere in ordine

Marco separa tre lavori che spesso finiscono tutti sotto la parola “potatura”. Prima si sceglie il legno da conservare e si taglia quello da eliminare. Poi si fa la stralciatura, liberando i fili dai tralci tolti. Infine arriva la legatura del legno rimasto, secondo la forma di allevamento.

Nel Guyot il nuovo capo a frutto deve essere piegato e fissato al filo; nel cordone speronato la struttura permanente cambia il lavoro. Per questo il calendario comincia riconoscendo come è impostata la vite. Il ragionamento sui singoli tagli è approfondito nell’articolo su capo a frutto e sperone nella potatura della vite.

La giornata fredda aggiunge una decisione: potatura e legatura possono avere tempi diversi. Marco preferisce rimandare la piegatura dei tralci quando il freddo li rende più difficili da accompagnare, oppure cercare condizioni più favorevoli nelle ore meno rigide. Avere finito di tagliare non obbliga a chiudere tutto subito.

Nel frattempo il vigneto ha bisogno anche di manutenzione: pali, ancore, fili e punti di sostegno. Il filo saltato che troviamo è un promemoria molto pratico. Sistemarlo con la vegetazione ancora ferma evita di doverci lavorare in mezzo ai germogli.

I residui sani possono essere gestiti nel percorso di trinciatura discusso con Marco. Le viti che deperiscono e il legno sospetto richiedono invece una valutazione specifica: una diagnosi e un piano di gestione vengono prima di una ricetta per tagliare, trinciare o sostituire.

Fine inverno: prima conoscere il terreno, poi scegliere il concime

Alla domanda su letame e pellettato, Marco sposta il punto di partenza: che cosa c’è già nel suolo? Un’analisi del terreno aiuta a ragionare sulla dotazione di elementi, sulla sostanza organica e sugli interventi che hanno senso in quell’impianto.

Non basta quindi segnare “concimazione a febbraio” e scegliere una quantità standard. Prodotto, distribuzione e tempi vanno collegati ai bisogni del vigneto; anche il campionamento va concordato con il laboratorio, per ottenere un risultato rappresentativo e interpretabile.

Il mio è un vigneto vecchio, su terreno argilloso che trattiene umidità. L’erba è già presente e riesco a gestirla con gli sfalci. In questa situazione Marco suggerisce di continuare con l’inerbimento, anziché aggiungere automaticamente lavorazioni del terreno.

La scelta contiene un compromesso. Il CREA descrive i benefici dell’inerbimento per struttura, erosione e accessibilità del suolo, insieme alla possibile competizione per acqua e nutrienti. Età delle viti, disponibilità idrica e specie presenti cambiano il bilancio: ciò che funziona qui va riconsiderato in un impianto giovane o in una situazione più asciutta.

Marzo-aprile: entrare nella stagione con attrezzature e osservazioni pronte

Prima della ripresa vegetativa, nel nostro programma devono essere completati i lavori sulla struttura e preparate le attrezzature che potranno servire. Aspettare il primo problema per accorgersi che l’irroratrice ha bisogno di manutenzione significa perdere proprio il tempo che potrebbe mancare.

Quando le gemme si aprono, le visite cambiano ritmo. Pioggia e temperature possono accelerare lo sviluppo, con germogli molto diversi anche sulla stessa pianta. La data sul quaderno va quindi affiancata a ciò che si trova davvero fra i filari: fase vegetativa, nuova crescita, bagnatura e condizioni del terreno.

La difesa va impostata con il tecnico che conosce la zona, seguendo i bollettini locali e le caratteristiche del prodotto autorizzato. Nella consulenza parliamo a lungo di rame, zolfo e prodotti con altri comportamenti nella pianta. Le spiegazioni aiutano a capire perché due interventi possono avere logiche diverse; non producono un intervallo valido per tutte le formulazioni.

Prima di acquistare o usare un prodotto destinato a utilizzatori professionali serve il relativo certificato di abilitazione, come chiarisce la pagina istituzionale sul patentino fitosanitario. Va letta l’etichetta aggiornata del prodotto preciso: coltura e avversità autorizzate, dosi, intervalli, protezioni, tempi di rientro e di carenza. Per verificarla, il riferimento è la banca dati del Ministero della Salute.

Tra aprile e giugno: scacchiatura e pettinatura preparano la parete vegetativa

Quando la vegetazione è ancora giovane, Marco inserisce la scacchiatura: scegliere i germogli utili, togliere i doppi e quelli che affollano punti in cui non servono. La selezione tiene conto sia della produzione sia del legno da preparare per il futuro.

Questa operazione rende più ordinata la chioma e incide anche sulla potatura successiva: un germoglio eliminato presto non diventerà un tralcio da gestire in inverno. Non significa ripulire indiscriminatamente la testa della vite, perché alcuni germogli possono essere necessari al rinnovo.

Fra maggio e giugno, nella finestra orientativa discussa per il mio vigneto, arriva la pettinatura o palizzamento. I germogli vengono accompagnati all’interno dei fili, così da costruire la parete vegetativa prevista dalla forma di allevamento. Poiché crescono con ritmi diversi, può essere necessario tornare più volte.

Su questo ho un errore concreto da ricordare: un anno non ho seguito bene la pettinatura e mi sono ritrovato con tralci che uscivano dai fili. Con l’arrivo dei grappoli, quel legno fuori sostegno diventava più esposto al rischio di piegarsi o spezzarsi. Il lavoro sui fili, che in inverno sembra solo manutenzione, ritrova qui tutta la sua utilità.

Fioritura e sviluppo dei grappoli: la difesa segue le fasi della vite

Marco richiama l’attenzione sul periodo che va da prima della fioritura alla prechiusura del grappolo. La prechiusura è la fase in cui rimane ancora spazio fra gli acini, prima che il grappolo diventi più compatto. Nel piano la usiamo come riferimento per valutare i rischi e l’accessibilità delle sue parti interne.

Peronospora, oidio e botrite non si gestiscono attribuendo a ciascuna un mese fisso. Le condizioni favorevoli, la sensibilità del vigneto e la situazione osservata guidano le decisioni. Il fatto di essere arrivati bene a fine giugno non chiude automaticamente la sorveglianza.

Nel mio caso, stagioni molto piovose hanno reso difficile persino entrare con il trattore. Ho discusso con Marco anche il passaggio a una gestione convenzionale, dopo esperienze differenti con la difesa biologica in annate asciutte e umide. È la storia delle scelte di questo vigneto: il solo conteggio dei trattamenti non basta a stabilire quale sistema abbia in generale l’impatto minore.

Il calendario utile deve quindi lasciare spazio alle revisioni del piano. Una pioggia, una nuova porzione di vegetazione o un sintomo richiedono di rileggere la situazione con il tecnico; non di copiare automaticamente il trattamento della settimana precedente.

Flavescenza dorata: una voce del calendario da aggiornare ogni campagna

La flavescenza dorata è una malattia causata da un fitoplasma; Scaphoideus titanus è l’insetto vettore. Questo passaggio richiede di controllare le disposizioni del Servizio fitosanitario della propria regione, anche quando il vigneto è piccolo.

Per la Lombardia, il comunicato n. 39 del 25 maggio 2026 stabilisce obblighi, finestre e tracciabilità per il controllo del vettore sull’intero territorio vitato regionale. Distingue inoltre fra aziende agricole e altri soggetti per la registrazione. Le date e il numero di interventi vanno controllati nel provvedimento della campagna interessata, insieme alle eventuali disposizioni locali: non si trasferiscono automaticamente all’anno dopo o a un’altra regione.

Luglio-settembre: osservare maturazione e sanità fino alla vendemmia

Con l’avanzare dell’estate, il lavoro si concentra anche sulla maturazione. L’invaiatura segna il cambiamento dell’acino verso questa fase: nei vitigni a bacca rossa si riconosce bene dal colore, mentre nelle uve bianche cambiano anche consistenza e aspetto.

La destinazione dell’uva sposta il momento della raccolta. Nella consulenza Marco cita le basi spumante e i vigneti precoci che in Franciacorta possono entrare in vendemmia già ad agosto, mentre altri raccolti proseguono a settembre. È il motivo per cui anche gli ultimi interventi devono essere ragionati sulla vendemmia prevista per quel vigneto.

Il tempo di carenza va letto sull’etichetta della formulazione usata e rispettato rispetto alla raccolta effettiva. La presenza di rame o zolfo, oppure il fatto che un prodotto sia ammesso in biologico, non consente di ricavarlo da una regola generale. Nemmeno il solo rispetto della carenza equivale alla promessa che ogni residuo sia scomparso.

Nel quaderno della stagione sono utili le osservazioni che spiegano le scelte: problemi incontrati, sviluppo della vegetazione, piogge e momenti in cui il terreno ha impedito l’accesso. Sono informazioni da riportare al confronto con il tecnico, accanto alle registrazioni obbligatorie.

Autunno: il calendario del vigneto prepara già l’anno successivo

Dopo la vendemmia torna la possibilità di programmare una copertura seminata. Marco colloca la discussione sulle cover crop nella finestra autunnale, da adattare alle specie, alla raccolta e alle condizioni del terreno. Prima delle sementi viene l’obiettivo: mantenere una copertura, produrre biomassa da gestire con un sovescio o rispondere a un’esigenza precisa del suolo.

Nel mio impianto c’è già un inerbimento spontaneo che Marco suggerisce di mantenere. Un miscuglio da seminare è quindi una possibilità da valutare, non un acquisto necessario per chiudere il calendario. Anche la fertilizzazione autunnale va collegata al piano nutrizionale, senza aggiungerla perché è arrivato un certo mese.

Con la fine del ciclo vegetativo e l’avvicinarsi del riposo si riapre la programmazione della potatura. A quel punto le scelte fatte sul verde e sul terreno sono già diventate una parte della stagione seguente.

È questo il criterio che rende utile l’agenda costruita con Marco: per ogni lavoro sapere che cosa preparo, quale condizione sto aspettando e che cosa devo controllare prima di intervenire. Il calendario tiene insieme le operazioni; le viti, osservate durante l’anno, ci dicono quando è il loro momento.

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La consulenza completa con Marco Penitenti

Il video originale è stato pubblicato il 13 febbraio 2026. Approfondisce il calendario discusso nel mio vigneto, dalla potatura invernale alla gestione del suolo, dalla vegetazione alla vendemmia.

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Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

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