Nella vendemmia 2025 a Stato Brado, il problema è stato organizzarsi per un’uva che sembrava molta più del solito. L’anno precedente avevo raccolto circa trenta quintali; all’inizio di questa raccolta ragionavo su una stima complessiva di sessantacinque-settanta. Era una previsione da verificare con le pesate, ma bastava a cambiare la domanda: dove avrei messo tutto quel vino?

Il mio vigneto, intanto, aveva cambiato forma. Dopo i lavori dell’anno precedente non era più a pergola: lo avevamo portato a spalliera. Insieme alla soddisfazione per i grappoli arrivava quindi un compito molto concreto, dal primo taglio in filare fino allo spazio disponibile in cantina.

Merlot e Cabernet per una bollicina: si raccoglie pensando al vino

La giornata è dedicata soprattutto a Merlot e Cabernet destinati a una bollicina metodo classico. Per questo li raccogliamo prima rispetto al momento in cui li avremmo cercati per un vino rosso: la destinazione cambia ciò che vogliamo ottenere dall’uva.

La vendemmia è selettiva. I grappoli valutati adatti entrano nelle cassette; quelli ancora indietro rimangono sulla pianta. Avere tanta uva non significa doverla portare tutta in cantina nello stesso momento.

Nel vigneto storico convivono Merlot, Cabernet, Incrocio Terzi e una piccola parte di Nebbiolo. Erano varietà mescolate per costruire un equilibrio nel vino rosso. In questa fase scelgo invece di separare la raccolta per destinazione, lasciando alle altre uve il tempo di maturare.

Il cambiamento dalla pergola alla spalliera entra nella valutazione dell’annata. Nel mio appezzamento la vecchia impostazione era difficile da gestire con l’umidità e le piogge; dei lavori compiuti sono contento. Il vantaggio che riconosco riguarda questo vigneto e le condizioni in cui lo lavoro, insieme alle altre scelte di gestione dell’annata.

Otto persone raccolgono, ma le cassette devono continuare a tornare

Per la vendemmia mi affido all’organizzazione di Marco. In campo lavorano otto persone; le cassette sono state distribuite la mattina, stimando dove sarebbero servite. Una squadra veloce cambia il ritmo e chiede che anche il trasporto tenga il passo.

Il percorso dell’uva è semplice da descrivere: raccolta, trasferimento con il trattore al furgone, viaggio verso la cantina, scarico e ritorno delle cassette vuote. Se si ferma il giro delle cassette, i raccoglitori rimangono senza contenitori anche quando c’è ancora uva pronta.

Il trattore fa da collegamento perché avevo già incontrato un problema: un anno il furgone carico aveva fatto fatica a uscire dal vigneto. Questa volta organizzo il trasferimento intermedio, anziché portarlo carico fra i filari. È una soluzione nata dalle condizioni del mio terreno e dai mezzi che ho a disposizione.

Nel programma della giornata ragiono su circa duecentodieci-duecentoquaranta cassette e diversi giri. Il peso effettivo dipenderà da quanto contengono: contare i recipienti non sostituisce la pesata.

Una finestra di raccolta stretta dalla pioggia

Il vigneto non è trinciato come avrei voluto. Le piogge intermittenti hanno ostacolato i lavori e ne sono attese altre; riuscire a raccogliere nella finestra disponibile diventa una parte dell’organizzazione.

La giornata porta anche un imprevisto doloroso: entro senza accorgermi di un nido di calabroni e ricevo una puntura. Alle difficoltà del meteo si aggiunge così un episodio che non avevo previsto.

Fra attese, spostamenti e meteo, il lavoro reale è meno lineare di una tabella. La squadra in campo e i viaggi in cantina devono restare collegati, perché l’uva raccolta comincia già un percorso diverso da quella ancora sulla pianta.

La vendemmia 2025 arriva in cantina: prima il mosto, poi il metodo classico

In cantina la prima valutazione dell’uva è positiva. La pressatura avvia il lavoro sul mosto, che passa nelle vasche d’acciaio. La soddisfazione riguarda la materia prima e l’inizio del percorso: il risultato in bottiglia richiederà ancora fermentazioni, controlli e tempo.

Il progetto prevede prima un vino base, poi una seconda fermentazione in bottiglia. È il passaggio che caratterizza il metodo classico, descritto anche dall’OIV nelle pratiche di rifermentazione in bottiglia. La raccolta per la bollicina ha senso dentro questo percorso, anziché essere giudicata soltanto con le attese di un rosso.

Chi segue la vinificazione mi spiega la fase di decantazione prima della fermentazione: il mosto è mantenuto freddo e viene preparato per separare i depositi e avviare il lavoro con lieviti selezionati. Fra la pressatura e il vino base ci sono quindi passaggi che non si vedono semplicemente contando le cassette raccolte.

Il mostimetro dà un’informazione, le analisi ne aggiungono altre

Controlliamo il campione con un mostimetro in gradi Babo. La lettura discussa è intorno a 16,5-17: ci serve per ragionare sulla ricchezza zuccherina e sul potenziale alcolico della base. Non è una misura dell’alcol già presente nel mosto, né la gradazione finale che avrà la bottiglia.

La seconda fermentazione cambierà ancora il quadro. Per questo il numero sullo strumento va letto insieme al progetto di vinificazione, non trasformato direttamente nell’etichetta del vino finito. I metodi internazionali OIV distinguono l’analisi degli zuccheri dalla determinazione del titolo alcolometrico.

Per l’acidità, la piccola cantina si affida a un laboratorio esterno. L’assaggio offre una prima impressione; il risultato analitico fornirà un’informazione diversa. È interessante proprio vedere insieme questi piani: la valutazione dell’uva, la lettura del mostimetro e i controlli che accompagneranno il vino.

L’uva in più apre un esperimento, prima ancora di diventare un prodotto

Una parte della produzione ha già una destinazione. Per quella che rimane nasce un’altra idea: ottenere mosto da usare in una bevanda analcolica, magari insieme alla pesca e con una versione frizzante da studiare.

Ne parlo come di una prova da sviluppare, per capire se il vigneto possa offrire anche un prodotto diverso dal vino. La bevanda deve ancora passare dall’idea alla realizzazione, con lavorazione e conservazione da definire. Anche l’eventuale vendita dell’uva avanzata dipenderà dai conti sulle quantità disponibili.

Il problema dello spazio, già emerso nel controllo del vigneto a fine luglio con Marco, costringe così a ragionare su più destinazioni. L’abbondanza diventa un’opportunità quando ogni parte trova il proprio percorso, con tempi e risorse compatibili con l’azienda.

Questa vendemmia comincia con la sorpresa di tanta uva e arriva a una scelta molto pratica: raccogliere in modo selettivo, far funzionare i passaggi fino alla cantina e distinguere ciò che è già in lavorazione da ciò che voglio ancora sperimentare. Il lavoro sulla vite prepara il raccolto; l’organizzazione decide come riuscire a valorizzarlo.

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La giornata completa di vendemmia

Il video originale è stato pubblicato il 2 settembre 2025. Racconta la raccolta selettiva, il trasporto, le prime lavorazioni in cantina e le idee nate dalla prospettiva di una produzione abbondante.

Trasparenza: il video originale contiene prodotti sponsorizzati.

Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

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