Di giorno vedo il nebulizzatore passare fra i filari. Quando torno in vigneto con una lampada UV, il tracciante rende visibile una parte del lavoro che prima potevo soltanto immaginare. È questo che mi colpisce nella prova dei trattamenti in vigneto a Montalcino: poter seguire il deposito sulle superfici della pianta.
Comincio dalle foglie, chiedo di guardare sotto, poi sui grappoli e vicino al terreno. Ogni punto illuminato apre una domanda diversa. La serata con Martignani diventa così un’occasione per osservare la distribuzione e capire quali verifiche chiedere quando si valuta una macchina.
Il Phantom Trio unisce basso volume e carica elettrostatica
La macchina presentata nella prova è il Martignani Phantom Trio, con struttura scavallante e possibilità dichiarata di lavorare fino a tre filari contemporaneamente. Mi interessa anche il modo in cui si richiude: spostamenti, capezzagne e rimessaggio fanno parte del lavoro, insieme al passaggio sulla coltura.
La scheda Martignani del Phantom M511 NewPortTrio descrive la struttura a tre file e il cinematismo della barra. È il riferimento del costruttore per conoscere la famiglia di macchina; per abbinamenti e configurazione concreta servono le indicazioni dell’esemplare proposto.
Il basso volume entra nella prova come modo di organizzare la distribuzione con meno acqua da trasportare. La tecnologia elettrostatica viene presentata dal produttore come un aiuto alla deposizione sulla vegetazione. Per capire che cosa sta accadendo in quel vigneto, però, voglio guardare dove il tracciante è arrivato.
Guardo entrambe le pagine della foglia e torno sul grappolo
Sotto la lampada osservo le tracce sulla pagina superiore e su quella inferiore delle foglie. Chiedo poi di salire verso la parte alta della vegetazione. È un controllo che mi interessa perché una chioma comprende superfici e posizioni diverse, tutte da considerare quando si studia la distribuzione.
Il grappolo è un altro punto sul quale mi soffermo. Vedere il deposito sulla foglia vicina non esaurisce la domanda su quello che ha raggiunto il frutto. Per questo faccio spostare la luce e cerco anche altre foglie, continuando a cambiare il punto di osservazione.
Il riscontro mi entusiasma. Il dato che posso raccontare è questa osservazione della fluorescenza sulle superfici illuminate. Per ricavarne una quantità depositata o un giudizio sull’efficacia di un prodotto servirebbero misure e un protocollo dedicato, che qui non vengono riportati.
I passaggi a 100, 200 e 70 litri per ettaro restano dati della dimostrazione
Durante il confronto vengono indicati volumi d’acqua di 100 e 200 litri per ettaro. Poi cerchiamo le piante riferite al passaggio a 70 litri. È quest’ultima osservazione a sorprendermi di più: a occhio ritrovo tracce che mi sembrano simili a quelle viste negli altri punti.
Quella somiglianza visiva descrive la mia impressione della serata. I numeri appartengono ai passaggi raccontati in quel campo e non sono dosi operative da trasferire a un altro trattamento. Nella stessa riflessione considero già quanto possano cambiare le esigenze con una stagione e condizioni diverse.
La scelta del volume va affrontata insieme a coltura, vegetazione, macchina e impiego previsto dal prodotto. Il valore del confronto, per me, sta nel chiedere come venga verificata la distribuzione nelle condizioni dell’azienda che dovrà utilizzare l’attrezzatura.
Il terreno e i pali entrano nella stessa osservazione
Chiedo di illuminare anche il palo e il piede della pianta. Vicino al suolo noto alcune tracce; mi sembrano contenute rispetto a quello che ho osservato sulla vegetazione. Continuo a guardare anche questi punti perché voglio capire dove finisce il materiale distribuito.
Il controllo visivo vicino alla pianta non quantifica tutta la dispersione nell’ambiente. La dimostrazione, così raccontata, non misura la deriva fuori dal campo né un bilancio del prodotto. Sono verifiche diverse da una foglia che appare ben raggiunta alla luce della lampada.
È una distinzione che rende più utile l’entusiasmo: mi dà il motivo per approfondire la tecnologia e, insieme, mi aiuta a formulare domande precise su metodo di prova, condizioni e risultati disponibili.
Dalla dimostrazione alla regolazione per il proprio vigneto
La distribuzione dipende anche dalla conoscenza e dalla regolazione dell’attrezzatura. La pagina del Servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna distingue il controllo delle irroratrici e la regolazione per ottimizzare la distribuzione. Per la propria azienda occorre quindi seguire il percorso tecnico previsto, con la documentazione della macchina e del prodotto.
La visita a Montalcino mi lascia soprattutto un criterio: chiedere di vedere il lavoro sulla vegetazione, in punti diversi della chioma, e capire come vengono verificati i risultati. La dimostrazione diventa il punto di partenza per un confronto con chi conosce l’attrezzatura e le esigenze del vigneto.
Il momento che ricordo è quello in cui la luce ha reso concreta la mia domanda iniziale: dove è arrivato ciò che abbiamo distribuito? Da lì riparto per valutare il sistema. Vedere un deposito è già un’informazione interessante; sapere che cosa misura e quali domande restano aperte permette di usarla meglio.
La prova di deposito a Montalcino
Il contenuto originale, pubblicato su YouTube il 23 luglio 2026, è realizzato in collaborazione con Martignani e contiene prodotti sponsorizzati. Il ritorno serale raccontato riguarda l’osservazione del tracciante dopo la distribuzione; non fornisce una procedura per trattare o accedere in sicurezza a una coltura trattata.