Per affrontare il caldo in vigneto, a Tebano stanno provando anche a togliere alcune foglie. Una fila di viti ha ancora la chioma alta; poco più avanti le piante sono state cimate più in basso. Poi incontro una parete di foglie a cui manca una porzione centrale. I grappoli sono lì sotto, e la domanda diventa immediata: che cosa cambierà nella loro maturazione?

Nella visita dell’estate 2025 a Tebano, in provincia di Ravenna, la gestione del caldo in vigneto mi ha portato davanti a scelte che non conoscevo. Con Ri.Nova sono entrato nei campi sperimentali di Astra Innovazione e Sviluppo per scoprire CLIMA.VIT.ER, un progetto che mette alla prova modi diversi di gestire suolo, chioma e uve.

La parte che mi ha preso di più è stata proprio questa: poter guardare una vite trattata in un modo e quella di confronto accanto. Il lavoro degli agricoltori, davanti a stagioni che cambiano, passa anche da qui.

Caldo in vigneto: la vendemmia comincia a cambiare prima del raccolto

Pietro, responsabile del progetto, mi ha descritto una difficoltà che riguarda molto più dei grappoli scottati. Nella realtà regionale di cui stavamo parlando, l’anticipo della maturazione si accompagna a una vendemmia più concentrata: varietà che prima arrivavano in momenti diversi possono avvicinarsi fra loro.

Questo cambia l’organizzazione del lavoro e l’arrivo delle uve in cantina. Aggiunge domande su come conservare la qualità mentre in campo si affrontano ondate di calore, periodi asciutti e piogge intense. Non c’è soltanto da arrivare alla raccolta: c’è da capire con quali uve ci si arriverà.

Le prove di CLIMA.VIT.ER seguono questo percorso dal terreno alla vinificazione. Durante la visita mi sono concentrato sulle scelte che si vedono fra i filari e sulle misure che permetteranno di giudicarle.

L’erba fra le file diventa una parte della sperimentazione

La prima tappa riguarda le colture di copertura, le cosiddette cover crop. Nell’interfila vengono provati miscugli di graminacee e leguminose; sotto le viti, invece, si sperimenta il trifoglio sotterraneo autoriseminante.

Mi interessa la differenza fra queste due posizioni. Una copertura sotto la fila incontra uno spazio diverso da quella fra i filari. I ricercatori seguono il loro rapporto con l’acqua e con le proprietà del suolo; fra gli aspetti studiati c’è anche il contenimento dell’erosione, particolarmente importante nei terreni in pendenza.

Nell’estate della visita una parte delle risposte era ancora da costruire, stagione dopo stagione. La domanda utile, quindi, non è scegliere un miscuglio soltanto perché porta la scritta “sovescio”: è capire quali essenze, in quale posizione e con quale gestione siano adatte al vigneto che si ha davanti.

Togliere alcune foglie per studiare come maturano le uve

Poi siamo arrivati alla chioma. Qui mi aspettavo soprattutto ragionamenti sull’ombra ai grappoli; ho scoperto anche prove pensate per intervenire sull’accumulo degli zuccheri nella fase successiva all’invaiatura, quando gli acini iniziano a cambiare colore e ad avviarsi verso la maturazione.

Una prova confronta cimature a diverse altezze. Un’altra riguarda la rimozione di foglie nella porzione mediana e apicale della chioma. L’obiettivo spiegato dai ricercatori è valutare se queste scelte possano rallentare l’accumulo zuccherino e contribuire a contenere il grado alcolico dei vini.

È stato il passaggio che mi ha sorpreso di più. Guardavo quella porzione di foglie tolta e subito dopo la parte lasciata normale: finalmente la differenza fra le tesi era davanti agli occhi. Avrebbero raccolto e confrontato le uve, invece di fermarsi all’impressione visiva.

La posizione delle foglie conta: la prova descritta non equivale a scoprire indiscriminatamente la zona dei grappoli durante un’ondata di calore. Anche il momento dell’intervento fa parte della sperimentazione. La mia giornata di potatura verde manuale nel vigneto aiuta a vedere quanto lavoro ci sia dietro la gestione della vegetazione; qui, a Tebano, l’attenzione era rivolta a obiettivi e confronti specifici.

Il caolino per affrontare il caldo in vigneto

Fra le viti trattate con caolino e quelle vicine la differenza era evidente: una parte della vegetazione e dei grappoli aveva una copertura bianca. Era facile fermarsi a guardarla.

Nel progetto si studia questo prodotto di copertura per il rapporto con la radiazione solare, le scottature e la maturazione. Il colore mi permetteva di riconoscere il trattamento; per sapere che cosa producesse sulle uve servivano invece i confronti previsti dalla prova.

Un altro prodotto previsto era il pinolene, un antitraspirante. Al momento della mia visita non era ancora stato applicato. Fra le domande aperte c’era proprio la risposta delle piante al caldo dopo il trattamento: un motivo concreto per studiare tempi e condizioni d’impiego.

Non ho ricavato da questa visita una dose o un calendario di trattamenti da copiare. Ho visto perché queste scelte richiedano un obiettivo preciso, un prodotto identificato e una valutazione delle condizioni del campo.

Caldo in vigneto: le domande che porto a casa

La scoperta più interessante è stata una parete di foglie gestita in un modo che ancora non conoscevo. Da lì la visita si è allargata: quale uva vogliamo ottenere, come cambia la sua maturazione e quali dati ci servono per scegliere?

È un modo di guardare il vigneto che mi piace. Si parte da un problema concreto, si provano strategie diverse e si lascia alle stagioni il tempo di mostrare cosa succede. Per un altro percorso di ricerca nello stesso campo trovi la visita dedicata a biochar e compost in vigneto, dove il punto di partenza è il suolo.

Queste osservazioni appartengono alla visita raccontata nel luglio 2025. La pagina ufficiale del progetto CLIMA.VIT.ER raccoglie obiettivi, partner e approfondimenti successivi: è il riferimento per seguirne il percorso oltre quella giornata.

Il video di approfondimento è stato realizzato in collaborazione con Ri.Nova e contiene prodotti sponsorizzati.

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Per approfondire il tema della maturazione trovi un esempio di rifrattometro per la lettura Brix di succhi d’uva, il PCE-032. Non è un modello che ho identificato nella prova di Tebano. La lettura riguarda il campione e non descrive da sola acidità, qualità dell’uva o grado alcolico finale del vino. Destinazione d’uso e istruzioni sono nella scheda del produttore PCE Instruments.

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Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.

Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

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