Un tralcio può essere sano, lungo e pieno di gemme, eppure essere quello sbagliato da tenere. Nella potatura della vite, scegliere capo a frutto e sperone significa decidere dove produrrà la pianta nella stagione in arrivo e da dove potremo ripartire in quella successiva. Nel mio vecchio vigneto, con Marco Penitenti, è proprio la posizione dei rami a fare la differenza.

Davanti alla prima vite gli ho chiesto di spiegarmi perché scartasse un ramo che sembrava utilizzabile. La risposta era sotto i nostri occhi: nasceva troppo lontano dalla base che volevamo mantenere. Conservarlo avrebbe continuato ad allungare la struttura. Il ramo adatto andava cercato più vicino, sullo sperone preparato l’anno precedente.

Capo a frutto e sperone lavorano su due stagioni

Nel sistema a tralcio rinnovato su cui stiamo lavorando, il capo a frutto è un tralcio di un anno che conserviamo con più gemme. Da quelle gemme potranno svilupparsi i nuovi germogli produttivi. Dopo la potatura verrà portato sul filo e legato secondo l’impostazione della vite.

Lo sperone è invece un tratto corto, lasciato con poche gemme nella zona da cui vogliamo ottenere il legno per il rinnovo. Marco, nel primo caso, ne conserva due: i germogli che cresceranno da lì saranno fra le possibilità da valutare alla potatura successiva.

Per leggere la pianta abbiamo quindi distinto tre cose:

  • il vecchio capo che ha già sostenuto la produzione e che, in questo schema, viene eliminato;
  • il nuovo tralcio scelto come capo a frutto per la stagione in arrivo;
  • lo sperone da cui preparare il rinnovo seguente.

Questa distinzione evita un equivoco: il capo a frutto non è un ramo vecchio da tenere per sempre. Nel Guyot viene rinnovato anno dopo anno. La University of Minnesota Extension descrive la selezione annuale dei tralci di un anno nella potatura a tralcio rinnovato. Le altre forme di allevamento richiedono di leggere diversamente la struttura permanente e i punti produttivi.

Prima guardo dove nasce il tralcio, poi quanto è bello

Il ramo che avevo indicato non era inutilizzabile in assoluto: il problema era il punto di partenza. Se ogni inverno scelgo soltanto una prosecuzione sempre più esterna, la testa della vite si allontana dalla posizione che voglio conservarle.

Marco torna invece sul legno lasciato apposta vicino alla base. È qui che la potatura dell’anno precedente diventa utile: ha già preparato una scelta per quella di oggi. E anche durante la stagione vegetativa bisogna riconoscere e preservare i germogli destinati al rinnovo, senza arrivare all’inverno dopo averli eliminati tutti.

Una volta individuata la zona giusta, entrano in gioco integrità, lunghezza, vigoria e direzione del tralcio. Deve poter raggiungere il filo ed essere accompagnato nella posizione prevista. Un ramo sano ma rivolto male, o troppo corto per la piegatura che ci serve, può costringere a un compromesso.

Le gemme si contano sulla vite che ho davanti

Nel primo caso Marco ragiona su un capo a frutto con otto-dieci gemme. È il numero discusso per quella vite vecchia, dentro il progetto di gestione del mio vigneto. Non diventa la misura da copiare su qualsiasi pianta o vitigno.

Contare le gemme serve a impostare il carico, ma non permette di promettere altrettanti grappoli, e tanto meno una quantità certa di uva. La fertilità delle gemme, la risposta della pianta e ciò che accadrà durante la stagione cambiano il risultato.

Anche lo sperone apre un confronto. Su una pianta io vorrei lasciare una gemma in più: mi porto dietro gli imprevisti già incontrati, dalla grandine alla peronospora. Marco, su alcune viti vecchie, conserva anche un’ulteriore possibilità di rinnovo. Sono scelte da valutare su quei casi, con spazio e sviluppo futuro in mente. Accumulare gemme e rami senza una funzione chiara renderebbe più complicata la gestione successiva.

Il tralcio più grosso può essere il più difficile da piegare

La scelta del ramo viene messa alla prova quando lo portiamo verso il filo. Durante la dimostrazione un capo a frutto si danneggia nella piegatura: un passaggio molto più istruttivo di un lavoro riuscito senza intoppi.

Marco richiama il freddo della giornata e la flessibilità del legno. Il tralcio grosso che a prima vista sembra più promettente può risultare rigido e difficile da accompagnare. Lo spessore, da solo, non basta a giudicarlo.

Per questo la legatura va organizzata tenendo conto anche delle condizioni in cui si lavora. Nella consulenza sul calendario annuale del vigneto, Marco torna sullo stesso punto: nei periodi freddi preferisce condizioni più favorevoli alla piegatura, rinviandola quando necessario. Potare e legare non devono per forza coincidere nella stessa giornata.

Abbassare un vigneto vecchio richiede una strada di ricambio

Il mio impianto arriva da una forma a tendone ed è dentro un percorso di trasformazione verso il Guyot. Avevamo già lavorato sulla struttura e collocato un filo più basso; restava da accompagnare le singole viti verso quell’altezza.

Qui la potatura cambia da pianta a pianta. Dove c’è già un tralcio utile in basso, Marco può valutare una riduzione della parte superiore. Dove quella possibilità manca, deve prima essere preparata. Tagliare tutte le viti alla stessa quota significherebbe ignorare ciò che ciascuna ha a disposizione.

Su alcune piante conserviamo quindi vegetazione che servirà a costruire il futuro punto di partenza. La trasformazione è pensata su più anni: l’obiettivo discusso è arrivare gradualmente alla nuova impostazione, senza sacrificare tutto insieme.

Questo lavoro riguarda il rinnovo della forma di viti che Marco sta valutando sul posto. Un taglio di abbassamento non è una cura universale per una pianta deperita o per una malattia del legno: prima di decidere un recupero occorre capire la condizione della singola vite.

La forbice usata e il lavoro che viene prima del taglio

Abbiamo utilizzato la forbice elettrica Infaco F3020, distribuita in Italia da Castellari, indicata nella descrizione originale. Mi sono soffermato sulla sensazione di leggerezza, sull’apertura regolabile e sulla batteria portata separatamente. Marco ha collegato l’attrezzo al proprio lavoro e alla manutenzione che gli dedica.

Per dotazioni e sistemi di sicurezza conta la configurazione effettiva: la scheda del produttore distingue il DSES Wireless di serie dalle opzioni Contactless e Wired. Il manuale F3020 richiede comunque di mantenere le mani lontane dalla testa di taglio e di rispettare le procedure d’uso. La presenza di un dispositivo elettronico non autorizza a lavorare con la mano libera vicino alla lama.

La parte che rende più chiara la potatura viene prima di azionare il grilletto: individuare il legno da rinnovare, scegliere il capo a frutto e trovare da dove ripartire l’anno dopo. Su queste viti, la domanda che mi aiuta è molto concreta: se tengo questo ramo, dove porterò la pianta alla prossima potatura? Quando la risposta è chiara, anche un ramo bello da togliere e uno piccolo da conservare trovano il proprio senso.

Prodotti e alternative su Amazon

Qui trovi i prodotti citati e alcune alternative simili: dai un’occhiata su Amazon.

Nel lavoro con Marco abbiamo usato l’Infaco F3020. Per chi cerca un’alternativa manuale per i tralci, qui trovi la FELCO 2, destinata a destrimani con mani grandi: valuta la presa e la capacità di taglio adatta al tuo lavoro.

Se acquisti attraverso questi link affiliati, sostieni il mio lavoro di divulgazione. In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

La potatura completa con Marco Penitenti

Il video originale, pubblicato il 1 febbraio 2026, approfondisce la scelta di capo a frutto e sperone su più viti del mio impianto e il progetto di abbassamento graduale.

Trasparenza: il video originale è realizzato in collaborazione con Infaco e Castellari e contiene prodotti sponsorizzati.

Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

Altri articoli dell’autore →