Il telo sembra aver finito il suo lavoro quando tolgo l’ultimo ortaggio. Con il film plastico, invece, per me comincia una delle parti più faticose: recuperarlo. Ci sono residui vegetali che lo trattengono, punti incastrati e parecchio lavoro a mano.

È anche da qui che scelgo i teli pacciamanti per l’orto. Mi interessa quello che fanno mentre la coltura cresce, ma voglio sapere anche quante operazioni mi lasceranno dopo. Nella mia azienda sto mettendo a confronto tre strade: telo tessuto in serra, film plastico in campo e una nuova prova con il biodegradabile.

Teli pacciamanti: parto dalle ore dedicate alle infestanti

Prima dei teli ho provato paglia e cippato. La paglia si deteriorava rapidamente e, sugli ortaggi a foglia, poteva aggiungere lavoro di pulizia. Il cippato aveva un costo importante nella mia zona; nelle stagioni umide incontravo anche problemi che rendevano più difficile gestirlo come volevo.

Queste esperienze mi hanno portato a cercare una copertura diversa. Non le considero una bocciatura di quei materiali in ogni orto: erano i limiti che trovavo dentro le mie colture e la mia organizzazione.

Ho quindi cominciato a usare i teli e a osservare il lavoro nel suo insieme. Posarli è un’operazione visibile; il tempo passato fra le file nelle settimane successive conta altrettanto. È quello che voglio confrontare quando decido come coprire una proda.

Il film plastico in campo e il lavoro del recupero

In pieno campo uso rotoli insieme alle ali gocciolanti. Nel materiale ordinato per questa stagione ci sono film convenzionali da un metro di larghezza, in rotoli da 500 metri. Sono dimensioni legate al mio impianto, da non trasferire automaticamente a un orto piccolo.

Mi interessa la resistenza del film anche quando lo tolgo. Voglio poterlo raccogliere e controllare che cosa rimane sulla proda. La rimozione manuale, però, è impegnativa: quando parte della coltura resta incastrata, devo fermarmi e liberarla.

Prima di stendere una copertura convenzionale, metterei dunque in programma anche il recupero finale e la sua gestione nel circuito di raccolta adatto a quel materiale. Il confronto sul tempo di lavoro deve arrivare fino a quel momento.

Il biodegradabile mi interessa proprio per il fine ciclo

Una vecchia esperienza con un telo presentato come biodegradabile non mi aveva soddisfatto: nel terreno erano rimasti pezzi che non volevo ritrovarci. Per diverso tempo avevo accantonato quella possibilità.

Il confronto con agronomi, aziende agricole e il fornitore Di Giulio mi ha fatto tornare sulla scelta. Il nuovo film mi sembra diverso al tatto, più sottile ed elastico rispetto al convenzionale che uso. In questa fase, però, sto preparando una prova: la sua conclusione in campo deve ancora arrivare.

È una distinzione essenziale. L’aspetto del rotolo e le prime impressioni sulla posa non dimostrano, da soli, che cosa succederà a fine coltura. Voglio seguire anche quello, perché è il motivo per cui ho ricominciato a interessarmi al materiale.

Una dicitura generica non basta per decidere che cosa interrare

Per valutare un film chiederei la scheda precisa del prodotto e le indicazioni sul suo fine vita. “Compostabile” non va usato come sinonimo automatico di “adatto a biodegradare nel terreno”.

Un esempio tecnico è la descrizione dei film per pacciamatura ecovio certificati per biodegradazione nel suolo secondo EN 17033 pubblicata da BASF. Quel riferimento aiuta a capire quale caratteristica cercare; non identifica il mio rotolo come quel prodotto e non certifica un telo diverso.

Per il seguito della mia esperienza trovi la prova dei diversi spessori di pacciamatura biodegradabile. Separare la scelta iniziale dalle osservazioni successive rende il confronto molto più utile di una promessa fatta mentre apro la confezione.

In serra voglio coprire anche i camminamenti

Qui ho scelto un telo tessuto più resistente, con l’obiettivo di mantenerlo per più stagioni. Voglio coprire anche i passaggi dove prima gestivo l’erba a mano. La disposizione dei fori deve incontrare le colture previste, dalle zucchine esterne alle file più centrali.

La posa mi ha fatto ragionare anche su un dettaglio molto pratico: il verso in cui il rotolo era piegato. Prima di tirarlo lungo tutta la serra ho dovuto capire come aprirlo, spostarlo e srotolarlo nello spazio disponibile.

Una seconda porzione è rimasta da completare perché il terreno non era ancora abbastanza asciutto per il lavoro che volevo fare. La durata di più anni è il mio obiettivo di gestione; fissaggi, usura e condizioni dopo i passaggi andranno osservati nel tempo.

Prima del telo organizzo irrigazione e trapianti

La manichetta va pensata insieme alla copertura. Nel mio lavoro la predispongo prima di stendere il film, oppure considero l’allestimento che la posa durante il passaggio della pacciamatrice. La sequenza dipende dall’attrezzatura e dall’impianto effettivi.

Su piccole superfici la posa manuale e il fermo dei bordi entrano nell’organizzazione della proda. Quando la superficie aumenta, comincio a valutare anche l’aiuto di una macchina. Per un altro caso concreto c’è l’orto aromatico con irrigazione preparata prima del telo.

Il criterio che mi porto dietro è semplice: scegliere una copertura significa scegliere anche i lavori che farò dopo. Se riesco a seguirli dalla posa fino al recupero o al fine ciclo previsto per quel materiale, posso confrontare davvero le soluzioni nel mio orto.

Esperienza avviata nel marzo 2025. Il video di approfondimento è in collaborazione con Di Giulio e contiene prodotti sponsorizzati; questa indicazione riguarda il video originale.

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Per un piccolo spazio puoi confrontare questo telo antierbacce TENAX Cover Pro da 1,60 × 5 m. È un esempio della categoria, diverso dai rotoli Di Giulio della mia esperienza. Non lo propongo come film biodegradabile da interrare: verifica materiale, posa e fine vita indicati per la confezione scelta.

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Guarda il video

Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.

Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

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