Da una pacciamatura biodegradabile chiedo due cose che devono riuscire a stare insieme: resistere mentre serve alla coltura e degradarsi nel suolo dopo l’impiego. La mia prima esperienza mi aveva lasciato dubbi proprio sui residui. Per rimettere alla prova quell’opinione sono andato in Romagna, dove una sperimentazione segue lo zucchino con teli di tre spessori differenti.
Mi ha incuriosito anche il modo di impostare la coltura: una macchina combinata unisce semina, stesura e foratura del film. Materiale e organizzazione del lavoro entrano così nella stessa domanda. Quanto deve durare il telo perché questa soluzione funzioni davvero in azienda?
Riparto dai residui che mi avevano fatto dubitare
Avevo provato i teli biodegradabili nell’anno precedente alla visita e non ero rimasto soddisfatto. La permanenza dei residui mi sembrava più lunga delle aspettative. Conservavo l’interesse per l’idea, ma volevo capire meglio come scegliere il materiale e che cosa fosse ragionevole aspettarsi dopo l’interramento.
La visita mi ha messo davanti una prova ancora in corso. Il progetto INNOVA.ORTO, presentato da Ri.Nova, lavora su tecniche per ridurre l’impatto della difesa e della gestione delle infestanti nell’orticoltura emiliano-romagnola. Il capofila è Astra Innovazione e Sviluppo. Le pacciamature innovative fanno parte delle strategie che il progetto intende confrontare.
Il valore per me sta nel seguire una domanda oltre la prima impressione: che cosa succede durante l’intera coltivazione e che cosa rimane quando quella coltivazione è finita?
Tre spessori di pacciamatura biodegradabile: 15, 18 e 21 micron
I teli descritti nella sperimentazione sono in Mater-Bi e hanno spessori di 15, 18 e 21 micrometri. Il confronto cerca di capire come cambia la tenuta del film e se ci sono differenze nella risposta della coltura.
Per lo zucchino in quell’area, gli interlocutori indicano un ciclo di circa quattro mesi dalla semina. Il bersaglio è mantenere la funzione del telo fino al termine della raccolta, continuando a contenere le infestanti. Poi viene la verifica dei tempi di biodegradazione dopo l’interramento.
Fra gli aspetti da osservare ci sono anche eventuali anticipi o ritardi nello sviluppo e nella produzione. Al momento della visita questi sono obiettivi della prova: non è ancora disponibile una graduatoria finale dei tre spessori, né un tempo di scomparsa misurato per ciascuno.
La combinata porta più operazioni nello stesso passaggio
La macchina scelta per il campo unisce la distribuzione del seme, la stesura del telo e la realizzazione dei fori. La configurazione viene descritta con GPS e telecamera, come strumenti per agevolare il controllo del lavoro da parte dell’operatore.
È l’aspetto che mi ha colpito di più: la semina diretta viene progettata insieme alla pacciamatura. Per l’azienda ospitante la scelta risponde al bisogno di concentrare le operazioni e affrontare la disponibilità limitata di manodopera, comprese le ore richieste dal controllo delle infestanti.
Questa motivazione rende interessante il cantiere anche sul piano organizzativo. Il risparmio effettivo, però, dovrà essere valutato con i dati del ciclo: tempi di lavoro, interventi successivi e costi. Il numero di operazioni riunite descrive il funzionamento della combinata; da solo non quantifica il vantaggio economico per un’altra azienda.
Le prime osservazioni sullo zucchino sono incoraggianti
Chi segue il campo riferisce una buona stesura del telo anche nelle condizioni primaverili poco favorevoli incontrate durante l’impianto. Vengono descritte poche fallanze e piante in buono stato nella fase osservata. Sono indicazioni positive sul lavoro avviato, ancora da accompagnare fino alla conclusione.
La mia domanda iniziale sui residui richiede poi un tempo ulteriore. Una coltura che parte bene dà un’informazione utile, mentre la persistenza del film si valuta anche dopo la sua funzione agronomica. Per questo mi interessa tornare a seguire il progetto: il punto che aveva frenato la mia esperienza si trova proprio in quella parte della storia.
Biodegradabile in suolo: il tipo di certificazione conta
Per scegliere un telo conviene leggere l’indicazione specifica di biodegradabilità in suolo. Il produttore di Mater-Bi distingue le destinazioni dei materiali: compostaggio industriale, compostaggio domestico e biodegradazione nel terreno fanno riferimento a condizioni e verifiche differenti. Il nome della famiglia di materiali, da solo, non identifica la scheda di un singolo film.
DIN CERTCO indica la EN 17033 fra i riferimenti per i film pacciamanti biodegradabili e spiega che il processo dipende da materiale, forma del prodotto e condizioni dell’ambiente. Una certificazione va quindi letta insieme alle istruzioni del telo e al suo impiego previsto; i tempi di una prova standardizzata non sono un calendario identico per ogni campo.
Lo spessore diventa una delle informazioni da collegare al ciclo della coltura, alle condizioni locali e alla lavorazione di fine impiego. È proprio il collegamento che la sperimentazione sui tre teli sta cercando di chiarire.
La scelta comincia dal ciclo che il telo deve accompagnare
Prima di scegliere, metterei sul tavolo la durata della coltivazione, la funzione richiesta contro le infestanti, la documentazione del film e il sistema di posa. Sono i punti che permettono di chiedere al fornitore informazioni utili al proprio caso.
Da questa visita torno con un interesse riaperto e con domande più precise. Per cambiare davvero la mia valutazione voglio seguire la tenuta fino alla raccolta e l’evoluzione del materiale dopo l’interramento. La pacciamatura biodegradabile si giudica lungo questa continuità: il lavoro che svolge durante la coltura e quello che accade nel terreno dopo.
Per confrontare il lavoro di posa trovi anche la pacciamatrice per trattore nel mio orto, fra organizzazione delle file e materiali in prova.
La visita al campo sperimentale
Il contenuto originale, pubblicato su YouTube il 2 luglio 2026, è realizzato in collaborazione con Ri.Nova e contiene prodotti sponsorizzati. Le osservazioni raccontate si riferiscono alla fase della visita; non sono risultati finali del progetto.