A Tebano, per parlare di biochar e compost in vigneto, finiamo a osservare una foglia chiusa in una camera a pressione. La foglia è rimasta avvolta nella carta stagnola per circa un’ora. Ora viene messa in una camera a pressione e aspettiamo di vedere comparire la linfa. Quando arriva la lettura, il ricercatore ci dice che in quel momento la pianta è in un buono stato idrico.

È una delle scene che mi sono rimaste più impresse della visita del settembre 2025 a Tebano, in provincia di Ravenna. Ero nei vigneti sperimentali di Astra Innovazione e Sviluppo, con Ri.Nova, per scoprire che cosa si stava misurando usando biochar e compost in vigneto. Una domanda sul terreno mi aveva portato fino all’acqua dentro una foglia.

Biochar e compost in vigneto: si parte dai materiali che restano

Di una vite pensiamo subito all’uva e al vino. Poi ci sono le ramaglie delle potature e i residui della filiera agroalimentare: materiali che possono entrare in un altro ciclo, se vengono trasformati e impiegati nel modo adatto.

Il biochar e il compost arrivano da processi diversi. Il primo è un materiale ricco di carbonio ottenuto attraverso pirolisi, cioè un trattamento controllato ad alta temperatura con poco ossigeno. Il compost deriva invece da un processo biologico di trasformazione della sostanza organica. Sono ammendanti con caratteristiche da conoscere; il biochar per il suolo non si identifica semplicemente con il carbone del barbecue.

A Tebano questi materiali vengono messi a confronto per capire come influiscano sul terreno e sulla coltura. Mi piace l’idea di recuperare risorse della filiera, ma la parte che rende interessante il progetto è il passo successivo: misurare che cosa succede dopo averle distribuite.

Un campo impostato nel 2019, seguito per anni

La sperimentazione in questo vigneto era cominciata nel 2019, prima dell’impianto delle barbatelle. Il biochar era stato distribuito in quella fase; per le altre matrici il programma comprendeva apporti successivi. Una scelta iniziale del terreno poteva quindi essere osservata mentre le viti crescevano.

Il campo comprende tesi con biochar, compost e miscele, oltre a parcelle di controllo senza quelle aggiunte. Le prove sono replicate in punti diversi. Questo permette di confrontare i trattamenti senza affidare tutta la risposta a una sola porzione di vigneto.

Il progetto M.OR.VI.SA si inserisce in questo lavoro di lungo periodo. Nella scheda ufficiale di M.OR.VI.SA sono indicati anche il ruolo di Ri.Nova, Astra e dell’Università di Bologna: il collegamento fra ricerca e campo è una parte centrale di questa visita.

Dal terreno alla foglia, fino all’uva e al vino

I ricercatori mi hanno spiegato un percorso di analisi molto più ampio di una semplice pesata del raccolto. Seguono caratteristiche chimiche e fisiche del suolo, biomassa microbica e fungina, nutrizione delle piante e disponibilità d’acqua. Poi guardano produzione, uve e caratteristiche del vino ottenuto dalle diverse tesi.

Per l’acqua ci sono strumenti nel terreno e misure sulla pianta. La camera a pressione che ho visto usare sulla foglia appartiene a questo secondo passaggio. Quel piccolo punto di linfa che compariva dava agli operatori una lettura da registrare e confrontare con le altre.

La risposta “buono stato idrico” descriveva la situazione misurata in quel momento. Da sola non dimostrava quale materiale ne fosse la causa, né che la pianta avesse superato tutta la stagione senza stress. Per arrivare a quelle conclusioni servono gli altri rilievi e il confronto fra le tesi.

È proprio questo che mi ha coinvolto: un’impressione in campo diventava una domanda alla quale dare una misura. Osservare la foglia restava utile, ma il lavoro di ricerca aggiungeva un dato confrontabile.

Biochar e compost in vigneto: anche il pH conta

Durante la visita è emerso un limite importante del biochar: può avere un effetto alcalinizzante. Nel vigneto di Tebano i ricercatori riferivano un terreno già alcalino, con un pH intorno a 8,5. Aggiungere un materiale, quindi, richiedeva di guardare anche questo aspetto.

È una delle parti che considero più utili per chi coltiva. Prima di scegliere un ammendante voglio capire il terreno di partenza e le caratteristiche del materiale. La parola “naturale” da sola non dice come cambieranno pH, disponibilità degli elementi o comportamento dell’acqua.

Le biomasse della prova erano distribuite lungo la fila, mentre l’interfila era inerbito. Anche la posizione va tenuta presente quando si leggono i risultati: gli effetti osservati nella zona interessata dal trattamento non descrivono automaticamente ogni metro del vigneto.

Il ragionamento si collega alle scelte di lavorazione del terreno nel mio orto: conoscere un suolo significa guardare le sue condizioni e il suo uso, prima di adottare una tecnica soltanto perché ha funzionato altrove.

I segnali incoraggianti e le risposte da seguire nel tempo

I ricercatori ci hanno riferito risultati favorevoli per resa e qualità delle uve nelle tesi con biomasse rispetto al controllo, indicando le miscele fra le soluzioni più interessanti osservate fino a quel momento. Non ci hanno consegnato una percentuale universale di aumento della produzione da aspettarci nei nostri campi.

Il punto decisivo era continuare a seguire il sistema. Un risultato di un’annata incontra il clima di quell’anno; un cambiamento del suolo può richiedere più tempo per essere interpretato. Per questo il monitoraggio comprende anche la dinamica del carbonio e valutazioni dell’impatto ambientale.

Studiare quanto carbonio rimanga nel terreno non equivale ad avere già un credito di carbonio certificato. Sono passaggi diversi, e durante la visita il lavoro presentato riguardava proprio la costruzione e l’interpretazione di questi dati.

Biochar e compost in vigneto: il lavoro continua

Da Tebano porto a casa un modo concreto di affrontare biochar e compost: partire da materiali conosciuti, confrontare le tesi e continuare a misurare. Il momento in cui si sparge un ammendante è soltanto l’inizio di una storia che può durare anni.

Per me il valore di queste visite sta qui. Posso incontrare chi sta seguendo le prove, fare domande davanti alle piante e raccontare anche i punti che complicano un’idea apparentemente semplice. Il pH già alto di quel vigneto, per esempio, rende la scelta molto più interessante di uno slogan sul fertilizzante perfetto.

Questa è l’esperienza raccontata nel settembre 2025; per i materiali e gli aggiornamenti successivi il riferimento resta la pagina ufficiale del progetto. Nello stesso campo ho seguito anche le prove su caldo, chioma e maturazione delle uve: un’altra porta d’ingresso per capire come sta cambiando il lavoro in vigneto.

Il video di approfondimento è stato realizzato in collaborazione con Ri.Nova e contiene prodotti sponsorizzati.

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Il pH è uno dei parametri da conoscere prima di scegliere un ammendante. Come esempio di strumento dedicato al suolo trovi il Bluelab Soil pH Pen PENSOILPH, diverso dalla penna PENPH per soluzioni. Non è lo strumento identificato nelle prove di Tebano. Le letture richiedono campionamento, calibrazione e manutenzione adeguati: la guida del produttore Bluelab ne spiega i limiti. Non sostituisce un’analisi completa del terreno e non misura lo stato idrico della vite.

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Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.

Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

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