Il passaggio con il vibrocoltivatore era in programma, ma alla fine l’ho saltato. Dopo la vangatura e le piogge, la terra che prendo in mano si sbriciola già: è da questa condizione che parte la prova dell’erpice rotante RH170G da 170 centimetri. Devo affinare il letto su cui passerà la pacciamatrice per l’orto autunnale e invernale.

Il lavoro precedente conta. Il terreno è stato vangato e concimato; l’erpice arriva dentro quella sequenza. La domanda è quanto serva ancora lavorarlo per preparare bene l’operazione successiva. Alla fine della prova sarà proprio questo criterio a farmi rinunciare a una seconda passata.

La terra in tempera viene prima dell’erpice

Nel mio terreno argilloso cerco un momento in cui le zolle si lascino sminuzzare. Prima di partire osservo come si comportano al tatto: nella giornata della prova sono friabili, e considero superfluo il passaggio intermedio che avevo previsto.

La pioggia, da sola, non rende pronto un terreno. Conta lo stato in cui lo trovo dopo: troppo bagnato può impastarsi sotto gli utensili e sotto il peso dei mezzi. La RHS richiama il rischio di danneggiare la struttura dei suoli argillosi lavorandoli quando sono bagnati.

Per questo saltare il vibrocoltivatore è una decisione di quel giorno, su un terreno già lavorato. Non significa che la pioggia sostituisca sempre una lavorazione o che basti cambiare attrezzo per poter entrare su un suolo ancora saturo.

Perché scelgo i rotori ad asse verticale per questo affinamento

Nella fresa le zappe lavorano ruotando attorno a un asse orizzontale; nell’erpice rotante i rotori ruotano attorno ad assi verticali. È la differenza di azione che mi interessa per sminuzzare le zolle e preparare la superficie su cui stendere i teli.

Nel mio campo voglio anche gestire con attenzione l’acqua: il terreno argilloso e i ristagni già incontrati influenzano la scelta della sequenza di lavoro. Il movimento dell’erpice, però, non è una garanzia contro ogni forma di compattamento.

Il CREA collega lavorabilità e compattamento anche al contenuto idrico, al traffico dei mezzi e agli organi lavoranti. È un richiamo utile per leggere la prova: il risultato nasce dall’incontro fra macchina, umidità e preparazione precedente.

L’RH170G della prova: rotori, barra e rullo lavorano insieme

L’attrezzatura che utilizzo, presentata come Ortomac RH170G tramite AgriEuro, ha 170 centimetri di larghezza di lavoro e sedici coltelli, due per rotore. Sono le caratteristiche del mezzo descritto in questa esperienza, da distinguere dalla dotazione di altre versioni commerciali.

I rotori affinano le zolle. La barra posteriore interviene sul passaggio del terreno lavorato, mentre il rullo partecipa alla finitura e alla regolazione della lavorazione. Le loro posizioni vanno lette insieme: cambiare un elemento modifica anche il risultato che arriva al successivo.

Qui mi interessa preparare un letto adatto alla stesura del telo con la pacciamatrice. Le impostazioni scelte nella prova non costituiscono una tabella di profondità da trasferire a un altro attrezzo o terreno: per le regolazioni servono le istruzioni del modello e la valutazione delle condizioni reali.

Le protezioni laterali fanno parte della configurazione di lavoro

Nella prova descritta avevo lasciato smontate alcune protezioni laterali fornite con l’attrezzatura. La configurazione mostrata non va riprodotta come esempio di utilizzo sicuro. L’ingombro necessario ai ripari va considerato nella scelta dell’attrezzo e del passaggio, mantenendo le protezioni previste montate e integre.

L’INAIL richiama il manuale d’uso e manutenzione come riferimento per gli usi consentiti delle macchine agricole. Per abbinamento al trattore, controlli e interventi sulla macchina contano quelle istruzioni. La prova di finitura del terreno non dimostra la sicurezza di ogni configurazione mostrata.

Il rullo tubolare mi fa rivedere una preferenza

Prima di lavorare ero più convinto del rullo a gabbia, per il tipo di effetto che mi aspettavo sul terreno. Per questa prova avevo scelto invece il tubolare, che ritenevo più versatile nelle condizioni da affrontare.

Dopo il passaggio mi ricredo sul risultato. Apprezzo la finitura e le piccole ondulazioni rimaste in superficie; le collego anche alla possibilità che la terra asciughi. È un’osservazione sul letto appena preparato, senza una misura comparativa dei tempi di asciugatura o della successiva formazione di crosta.

Il punto utile è che il rullo va scelto dentro il lavoro da fare. Non sto confrontando due attrezzi affiancati con le stesse condizioni: sto verificando se quello installato mi consegna una superficie adatta alla mia pacciamatrice.

Punti di lubrificazione e manutenzione da programmare

Durante la presentazione richiamo i punti di lubrificazione dei rotori e la trasmissione. È una parte del lavoro da conoscere prima dell’impiego, insieme ai controlli sull’insieme trattore-attrezzatura.

Lubrificante, quantità, intervalli e procedure devono essere quelli indicati dal costruttore per la macchina effettiva. Una descrizione dei componenti o un consiglio a controllarli spesso non sostituisce il piano di manutenzione, né permette di scegliere un prodotto soltanto perché è venduto come grasso per macchine agricole.

Mi fermo dopo una passata perché il lavoro successivo è già possibile

Torno sul terreno e lo trovo affinato come desideravo. Sotto rimane il lavoro della vangatrice; sopra l’erpice ha preparato la superficie. Sul posto stimo circa venti centimetri per l’erpice, sopra una vangatura descritta intorno ai trenta: sono valutazioni di questa prova, senza una misura strumentale o un obiettivo da imporre a ogni orto.

Potrei ripassare per renderlo ancora più fine, ma non ne sento il bisogno. Per il lavoro che ho programmato la finitura è già sufficiente. La stesura dei teli è prevista per il giorno successivo: sarà l’operazione a cui ho preparato il campo.

È il risultato più utile della prova dell’erpice rotante: sapere quando fermarmi. Prima scelgo una condizione lavorabile, poi valuto l’effetto ottenuto e lo confronto con ciò che deve venire dopo. In questo appezzamento una passata completa la preparazione; fare più polvere non aggiungerebbe automaticamente il risultato che sto cercando.

La prova completa prima della pacciamatura

Il video originale è stato pubblicato il 15 settembre 2025. Approfondisce l’attrezzatura, la scelta del rullo e la finitura ottenuta sul terreno già vangato. Per la configurazione mostrata resta il limite sulle protezioni indicato sopra.

Trasparenza: il video originale contiene prodotti sponsorizzati e presenta l’erpice AgriEuro della prova. Qui trovi il collegamento all’attrezzatura indicato nella descrizione originale.

Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

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