Gli elateridi delle patate lavorano dove l’occhio arriva poco: nel terreno, a contatto con i tuberi. Sono le larve di questi coleotteri a scavare i fori che compromettono il prodotto. Nel Bolognese sono andato a conoscere una sperimentazione che affronta il problema partendo anche dall’anno precedente, quando su quel campo le patate ancora non ci sono.
La domanda mi interessa perché collega la difesa della coltura a tutta l’organizzazione aziendale. Quale coltivazione può dare un raccolto nell’anno intermedio e, insieme alle lavorazioni, contribuire a ridurre il rischio per le patate che verranno dopo? Nel progetto EMEPACLIMA questa domanda diventa un confronto fra colture, parcelle e dati da raccogliere.
Il problema riguarda il tubero e il suo valore commerciale
Durante la visita gli interlocutori distinguono gli elateridi dalla dorifora, altro insetto ben conosciuto da chi coltiva patate. Qui l’attenzione è sul danno provocato sottoterra dalle larve. Il foro nel tubero può compromettere il raccolto anche quando, guardando soltanto la vegetazione, non si coglie la dimensione del problema.
L’obiettivo presentato ha due facce: conservare una produzione economicamente sostenibile e studiare strategie con attenzione all’ambiente. In questa parte della sperimentazione si ragiona soprattutto su colture precedenti, gestione del terreno e monitoraggio. Il lavoro cerca di capire come combinare queste leve nel contesto degli appezzamenti coinvolti.
Frumento, pisello e sorgo: conta anche quando liberano il terreno
Le aziende del confronto non coltivano patate sullo stesso terreno ogni anno. Da questo intervallo nasce la possibilità di studiare la precessione colturale, cioè la coltivazione che precede la patata. Nella conversazione entrano frumento, pisello proteico e sorgo: tre situazioni nelle quali cambiano il ciclo produttivo e le occasioni di lavorare il suolo.
Il frumento è uno dei riferimenti della discussione. Il pisello proteico descritto nella prova viene invece raccolto prima, lasciando una finestra differente per gli interventi successivi. I ricercatori vogliono verificare se questa combinazione fra raccolta e lavorazioni possa incidere sulle popolazioni degli insetti, mantenendo comunque una coltura produttiva nell’anno di intervallo.
Per il sorgo entra in gioco anche la possibilità di lavorare fra le file. La questione, quindi, va oltre il nome scritto sulla semente: comprende il momento e il modo in cui si gestisce quella coltivazione. È proprio questa relazione fra coltura e lavorazioni a rendere interessante il confronto in campo.
Le colture di copertura aggiungono una variabile
Alle diverse precessioni si affiancano situazioni con e senza una coltura di copertura a base di brassiche. Nel progetto si studia anche questa possibilità di gestione del terreno. Durante il giro vedo appezzamenti con infestanti, che gli interlocutori collegano alle scelte adottate nel contesto sperimentale: non sto visitando una dimostrazione costruita per mostrare soltanto il campo più pulito.
Le linee guida del Servizio fitosanitario nazionale inquadrano rotazioni e lavorazioni nella gestione integrata degli elateridi. Specie presenti e condizioni del campo contano: una cover crop o un passaggio meccanico non diventano, da soli, una garanzia di eliminazione del problema. Le scelte sperimentali servono proprio a verificare che cosa funziona e in quali condizioni.
Le trappole seguono gli adulti, il danno viene dalle larve
Una tappa della visita riguarda le trappole a feromoni. Mi vengono presentate per seguire le popolazioni degli adulti; in quel passaggio si parla di Agriotes sordidus e delle altre specie di interesse nell’area. Il passo successivo della ricerca è cercare un’associazione fra catture e danno nell’anno seguente.
La distinzione è essenziale per leggere quello che vediamo: gli insetti catturati nella trappola non sono le larve che stanno forando i tuberi. Le linee guida nazionali distinguono il monitoraggio degli adulti da quello delle popolazioni larvali e indicano che le specie da seguire variano con zone e rotazioni. Le catture sono informazioni da interpretare, non una percentuale di danno già scritta né una prova che il terreno sia stato liberato dagli elateridi.
Una differenza visibile apre una domanda, i dati devono darle misura
Verso la fine mi viene mostrata una differenza a vista fra zone con una diversa storia colturale, fra cui il passaggio del sorgo. Il confronto è interessante e rende molto concreta l’idea che ciò che facciamo prima della patata possa influire sulla coltura successiva. Nella stessa conversazione, però, viene precisato che l’elaborazione dei dati non è ancora terminata.
Questa precisazione dà il giusto peso alla visita. Ho potuto seguire la logica delle prove, vedere le colture e conoscere il monitoraggio. Per stabilire quanto una strategia riduca il danno servono i risultati elaborati del confronto: l’impressione davanti a due parcelle è uno stimolo ad approfondire, senza sostituirli.
La pagina ufficiale di Ri.Nova dedicata a EMEPACLIMA raccoglie il quadro e i materiali del progetto, previsto dal 1° ottobre 2024 al 30 settembre 2027. Il punto che mi porto dalla visita è questo: per capire il rischio sulle patate devo guardare anche la storia del campo. Coltura precedente, lavorazioni e monitoraggio entrano nello stesso ragionamento, da verificare con i dati e con le condizioni dell’azienda.
La visita alle prove EMEPACLIMA
Il video originale è stato pubblicato il 3 giugno 2026 e dichiara la presenza di prodotti sponsorizzati. La descrizione rimanda a Ri.Nova e alla pagina del progetto. La data di pubblicazione non identifica necessariamente il giorno della visita.
Guarda il video
Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.