La trapiantatrice monofila è già in campo, ma il lavoro comincia nella piccola serra: sto preparando le piantine che dovranno alimentarla. Il collega ha appena preso la macchina e mi ha proposto di provarla insieme. Per il mio orto invernale è l’occasione di capire come cambiano i tempi e l’organizzazione quando le piante passano dai contenitori alle file con l’aiuto del trattore.

C’è un raccolto futuro da preparare: cavoli, cicorie, radicchi e insalate devono trovare posto in un piano che comprende anche serra, semine successive e terreno da liberare per la primavera. La prova della macchina entra in questo programma più grande.

Le piantine pronte fanno parte del lavoro della macchina

Le piantine sono arrivate dal vivaio e le abbiamo tenute al riparo. Ora le estraggo prima del passaggio: se l’operatore dovesse ogni volta aprire il pack, liberare la pianta e inserirla, interromperebbe continuamente il ritmo di alimentazione della trapiantatrice.

Normalmente, per un lavoro organizzato in questo modo, cercherei con il vivaio contenitori e una preparazione più adatti al prelievo. Nella prova usiamo quello che abbiamo. È un dettaglio poco spettacolare, eppure spiega bene perché il risultato dipenda anche da chi prepara il materiale prima che il trattore parta.

La brochure ufficiale della Sfoggia California presenta la macchina per piantine con zolle di torba coniche o cubiche. Forma della zolla, contenitore e alimentazione vanno quindi considerati insieme al modello e alla sua configurazione. Il catalogo non sostituisce il manuale dell’esemplare e non dimostra la produttività ottenuta in questa giornata.

La trapiantatrice monofila si giudica guardando le piante a terra

La macchina è una Sfoggia California allestita per lavorare una fila alla volta. Dopo il primo tentativo mi fermo a controllare: alcune piantine sono state sistemate, altre tendono a rimanere sollevate. La profondità richiede una messa a punto e il controllo del risultato viene prima di continuare tutto l’appezzamento.

Più avanti la disposizione mi convince di più. Andata e ritorno del trattore servono a organizzare le file successive secondo lo spazio che abbiamo scelto. Le distanze di questa prova appartengono al nostro impianto; non definiscono il sesto corretto per ogni cavolo, insalata o azienda.

Mi interessa la dimensione della macchina per una realtà piccola come la mia e penso anche a chi lavora in serra. È una valutazione nata sul posto. Non abbiamo misurato piantine all’ora, tempi complessivi o percentuali di attecchimento, né confrontato questa soluzione con altri modelli. Il passo utile è vedere dove il lavoro diventa continuo e dove richiede ancora un controllo.

L’orto invernale comincia quando fa ancora caldo

Nel mio programma distinguo l’orto autunnale, da cui penso di raccogliere soprattutto fra settembre e novembre, da quello che dovrebbe accompagnarci più avanti nell’inverno. Le due fasi si sovrappongono e lo dico subito: sono nomi utili per organizzare il lavoro, non confini rigidi della coltivazione.

All’esterno riservo un settore ai cavoli e un altro, più grande, a insalate e radicchi. Dopo prevedo anche la semina dello spinacino, poi cipolle e aglio. Ogni passaggio occupa spazio nel tempo, perciò il disegno delle file di oggi deve lasciare posto anche a quello che verrà dopo.

In serra ci sono ancora i pomodori, che spero di portare avanti fino all’inizio di dicembre. Penso di aggiungere alcuni cavoli, mantenendo però l’obiettivo di avere la serra libera dai primi di febbraio per ricominciare a coltivarla. Sono intenzioni del momento: andamento della stagione e risposta delle piante decideranno quanto riusciremo a rispettarle.

Due irrigazioni previste per due settori diversi

Per queste colture abbiamo deciso di non usare i teli pacciamanti. Sui cavoli prevedo manichette a goccia; su insalate e radicchi scelgo irrigatori a pioggia, richiamando ciò che ho osservato nel mio orto durante il caldo. Il piano dell’acqua viene costruito insieme a quello delle file.

Questo confronto descrive due scelte aziendali, non una regola secondo cui ogni insalata debba sempre essere bagnata dall’alto. Il sistema da adottare dipende anche dall’impianto disponibile e dalle condizioni effettive della coltura. In questa giornata non svolgiamo una prova comparativa dei due metodi irrigui.

Il trapianto è il primo passaggio del raccolto futuro

La scoperta della prova è quanto lavoro ci sia attorno alla singola piantina che entra nella macchina: prepararla, controllare come rimane nel terreno, disporre le file e prevedere l’acqua. La trapiantatrice può entrare in questa organizzazione, ma la giornata non finisce quando il trattore ha completato il passaggio. Il controllo successivo delle piante sarà ciò che permetterà di valutare davvero il trapianto.

La prova nell’orto di Matt

Il video originale è stato pubblicato il 28 agosto 2026 in collaborazione con Albagarden e contiene prodotti sponsorizzati. La data di pubblicazione non identifica necessariamente il giorno del trapianto. Regolazioni e impiego della macchina richiedono il manuale della configurazione effettiva.

Guarda il video

Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.

Chi sono

Matteo Fiocco

Sono Matteo Fiocco, agricoltore e autore di Matt The Farmer. Provo attrezzi e novità nella mia azienda agricola, cerco soluzioni utili e racconto l’esperienza sul campo. Orto, macchinari, animali e progetti sono occasioni per scoprire, fare domande e confrontarmi con la community.

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