Un portattrezzi da vigneto diventa interessante quando riesci a immaginarlo dentro il tuo anno di lavoro: il sottofila da gestire, i polloni da togliere, gli attrezzi da cambiare e le manovre a fine filare. Con Dondi Vitis sono partito da questa domanda: quanto lavoro posso organizzare intorno a un telaio, scegliendo di volta in volta la configurazione adatta?
Nella giornata di prova incontro due allestimenti diversi e mi confronto con chi li ha progettati. È proprio il passaggio tra attrezzi, impianto idraulico e trattore a rendere la visita interessante. La macchina al lavoro è il risultato di queste scelte, e dal posto di guida devo capire come si traducono nel mio vigneto.
Un telaio, lavori diversi durante l’anno
La famiglia Vitis parte da un’idea modulare: un portattrezzi sul quale predisporre utensili diversi per la gestione del sottofila. Nel confronto entrano la lavorazione del terreno, l’apertura e la successiva chiusura di un solco, la spollonatura e la gestione dell’erba. Sono esigenze che si presentano in momenti differenti della stagione e che richiedono allestimenti coerenti con il lavoro.
Il nome della gamma, da solo, non racconta tutta la macchina. Ci sono telai singoli e doppi, dimensioni diverse e versioni Pro con una gestione più articolata dei movimenti. Per orientarsi serve partire dal vigneto: distanze tra le file, spazio di manovra, trattore disponibile e operazioni che si vogliono svolgere davvero.
Anche la pagina Dondi dedicata alla prova presenta configurazioni specifiche per lavorazioni differenti. La modularità ha valore quando la scelta degli utensili risponde a un’esigenza precisa. Comprare più possibilità di quelle che userò non dimostra, da solo, di avere organizzato meglio il lavoro.
La Vitis 2 Pro L e il lavoro sui due lati
Una delle macchine presentate nella giornata è la Vitis 2 Pro L, equipaggiata con due gruppi per la spollonatura. Il doppio telaio porta il lavoro sui due lati; la versione Pro permette di gestire i movimenti dalla cabina. Guardandola da vicino diventa chiaro perché la regolazione sia parte sostanziale della prova: devo adattare la posizione degli elementi alla fila e al punto in cui devono intervenire.
Si parla anche della possibilità di destinare quei gruppi alla gestione dell’erba con un allestimento differente. Qui contano utensili, protezioni e configurazione prevista dal costruttore. Il fatto che un elemento possa svolgere più funzioni non rende intercambiabili le condizioni d’impiego: le trasformazioni vanno valutate sulla documentazione della specifica macchina e con l’assistenza tecnica.
Per la mia azienda pesa anche la compattezza. Nei vigneti della Franciacorta ho spazi di manovra contenuti e mi interessa l’applicazione frontale. È una preferenza legata al mio contesto: gli ingombri del complesso trattore-attrezzo e le possibilità di montaggio vanno verificati per ogni abbinamento.
L’idraulica è la domanda che voglio approfondire
Nel confronto con il progettista torno sull’alimentazione dei gruppi di lavoro. Conosco l’esperienza di un circuito idraulico indipendente e voglio capire che cosa cambia quando la macchina utilizza l’olio del trattore. La conversazione si concentra sulla gestione della portata, della temperatura e delle condizioni del circuito: aspetti che durante una dimostrazione possono passare in secondo piano rispetto all’attrezzo che si muove.
Sulla macchina presentata vengono illustrati lo scambiatore e i dispositivi dedicati alla gestione dell’olio. Sono spiegazioni del costruttore, utili per capire il progetto; la giornata non costituisce una prova comparativa strumentale delle temperature o dell’affidabilità nel lungo periodo.
La scheda ufficiale dei portattrezzi doppi richiede dotazioni idrauliche specifiche e distingue gli allestimenti. Per questo i numeri citati parlando di una configurazione non diventano regolazioni valide per tutta la gamma. Prima dell’abbinamento servono i requisiti esatti dell’attrezzo e quelli effettivamente disponibili sul trattore.
Dalla spiegazione alla prova con l’aratrino
La seconda macchina è una Vitis Pro singola, già predisposta con l’aratrino. Il passaggio al campo permette di ritrovare nella lavorazione concreta quello che abbiamo appena discusso: posizione dell’utensile, comandi e rapporto con il filare. È la parte che aspetto, perché una soluzione tecnica comincia a convincermi quando la vedo inserita nel lavoro.
L’impressione della giornata è positiva e mi interessa la possibilità di organizzare più operazioni sullo stesso telaio. Rimane l’impressione di una prova con questi allestimenti: non ho misurato un vantaggio universale di velocità, una riduzione certa dei costi o il tempo necessario a ripagare l’acquisto.
La scelta comincia dalle operazioni che servono
Di questa visita mi resta un criterio concreto: elencare i lavori del proprio vigneto e costruire intorno a quelli la configurazione. Poi vengono la compatibilità con il trattore, gli ingombri, la gestione idraulica e la manutenzione prevista. Anche una macchina versatile richiede controlli e interventi: la praticità dei cambi di utensile non cancella la cura dell’attrezzatura.
È lì che un portattrezzi può trovare il suo posto in azienda. Quando so quali passaggi voglio fare, con quale trattore e in quali spazi, posso valutare se la modularità mi aiuta a lavorare meglio. La prova apre questa valutazione e mette sul tavolo le domande da approfondire prima di scegliere l’allestimento.
Per orientarti negli abbinamenti puoi partire anche dalla guida ai componenti del trattore, fra idraulica e presa di forza.
La giornata di prova con Dondi Vitis
Il video originale è stato pubblicato il 26 maggio 2026 e contiene prodotti a pagamento Dondi. La data di pubblicazione non identifica necessariamente il giorno delle riprese.
Guarda il video
Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.