Stato Brado: nell’aprile 2022 potevo finalmente dare un nome alla mia azienda agricola. Il Podere, dove per anni avevo fatto l’orto e accolto gli animali, diventava il punto di partenza della mia fattoria. Ero contentissimo, ma avevo anche parecchie cose ancora da costruire: la produzione, la vendita, i nuovi spazi e un modo per farli vivere insieme.
Quel nome arrivava dopo sette anni dall’acquisto del Podere. Per capirlo bisogna però tornare ancora un po’ indietro, a quando coltivare significava soprattutto portare a casa qualcosa per la mia famiglia.
Il Podere, prima ancora dell’azienda
Ho cominciato a fare l’orto nel 2013, l’anno in cui mi sono sposato. Prima sul balcone, poi in giardino. Nel 2015 ho comprato il Podere: era messo malissimo e il primo lavoro è stato pulirlo, mentre iniziavo a coltivare.
È seguito circa un anno e mezzo di sistemazioni. Sono arrivati l’impianto per l’orto, il pozzo e le prime galline. Più andavo avanti, più mi veniva voglia di provare: continuare a coltivare, migliorare quello che avevo e capire se i miei prodotti potessero interessare anche ad altre persone.
Nel frattempo erano arrivati Boris, le api e altri animali. Il Podere cresceva insieme all’esperienza. L’orto per la famiglia restava la base, ma cominciavo a pensare alla possibilità di vendere quello che producevo.
Un progetto che cambia strada
Prima di arrivare a Stato Brado avevo immaginato un percorso diverso, insieme a Christian. L’idea era entrare nella sua azienda agricola, già avviata e orientata ai cereali, aggiungendo il Podere al progetto. Quel percorso si era poi arenato.
A quel punto dovevo cambiare punto di partenza. Se volevo costruire la mia azienda agricola, dovevo partire dal Podere e da quello che avevo imparato lì, cercando eventualmente altri terreni. Era una prospettiva diversa dall’entrare in una struttura esistente: bisognava dare forma al progetto a partire dai miei luoghi.
La Brina è arrivata nell’estate precedente all’annuncio. Anche lì c’era da sistemare tutto, trasferire una parte degli animali e preparare gli spazi. Proprio durante quel lavoro ha preso corpo l’idea da cui sarebbe nato il nome.
Perché Stato Brado: animali e orto nella stessa fattoria
Volevo che animali e orticoltura diventassero parte di un unico progetto. Nel nome Stato Brado c’era questa immagine di fattoria e c’era il desiderio di recuperare qualcosa dell’agricoltura dei miei nonni: i ritmi, i tempi e l’attenzione alla qualità.
Il Podere e la Brina erano due luoghi da far crescere in quella direzione. Al Podere avevo già i due orti, gli animali e gli anni di prove alle spalle; alla Brina stavo preparando una nuova parte della produzione. Il nome teneva insieme quello che esisteva e quello che volevo ancora realizzare.
Tra i passaggi che mi avevano aiutato a decidere c’erano anche le prove con gli ortaggi dell’inverno precedente. Le persone erano interessate, ma chiedevano di poter scegliere cosa comprare, anziché ricevere una cassetta già composta. Quell’esperienza aveva iniziato a orientare il progetto di vendita. Ho raccontato più nel dettaglio queste scelte in Aprire un’azienda agricola: cosa ho imparato prima.
Nell’aprile 2022, i terreni e le idee da mettere in produzione
La decisione di partire era maturata nel dicembre 2021. Sentivo di avere l’esperienza, un gruppo di persone con cui lavorare, contatti sul territorio e la voglia di farlo. Avevo iniziato a presentare i documenti e, nell’annuncio di aprile, potevo finalmente dire che eravamo azienda agricola.
Descrivevo una realtà di circa due ettari, distribuiti tra il Podere, la Brina, il vigneto in affitto e l’uliveto storico. Per gli ortaggi partivo da circa 550 metri quadrati coltivati al Podere; alla Brina progettavo di avviarne altri 2.500. L’idea era fare dell’orticoltura la principale fonte di reddito dell’azienda. Era la direzione scelta per cominciare, con una buona parte del lavoro ancora davanti.
C’erano poi il vino e l’uliveto, da cui in quel momento non mi aspettavo olio per quell’anno. Guardavo anche ad altri terreni e ai cereali: mi interessava la possibilità di arrivare a prodotti trasformati, dalla farina fino all’idea di una birra. Erano progetti aperti, che avrebbero richiesto terreni, lavoro e scelte successive.
Un posto dove comprare, fermarsi e imparare
Per la vendita degli ortaggi pensavo di partire attorno a maggio, con un’organizzazione ancora da definire. C’era anche un problema concreto d’acqua da considerare, mentre preparavamo l’orto primaverile e i nuovi trapianti.
Il desiderio andava oltre un punto vendita. Immaginavo il Podere come un posto dove le persone potessero venire, fermarsi, seguire un corso, imparare e coltivare. Per gli spazi e le attività avevamo ancora richieste da affrontare e un incontro in programma con il Comune. Nell’aprile 2022 quella possibilità era un progetto da sviluppare, con i suoi passaggi ancora aperti.
Aprire l’azienda mi emozionava e mi faceva anche chiedere se non stessi facendo il passo più lungo della gamba. La ragione più personale per provarci erano i miei figli: volevo lasciare loro qualcosa che andasse oltre il terreno e il posto in cui crescere. Provare a lasciare un’azienda e una storia.
Stato Brado nasceva così, accanto a Matt The Farmer, agli animali e alla comunità che aveva accompagnato il Podere fino a quel momento. Il racconto dell’orto sarebbe continuato; ora si apriva anche quello di una fattoria da costruire.
Questo racconto si riferisce al progetto annunciato nell’aprile 2022. Video originale pubblicato il 15 aprile 2022; attività e progetti citati appartengono a quel momento.
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