Per capire che cosa fare dopo la grandine devo tornare fra le piante e guardarle meglio. La voglia sarebbe rimettere subito tutto a posto, ma le condizioni nell’orto sono diverse da una fila all’altra. Alcune piantine hanno resistito, altre hanno rami spezzati ma forse possono ripartire, altre ancora le considero da sostituire. Intanto arriva una seconda grandinata, mentre sto ancora cercando di organizzare il lavoro dopo la prima.
È questa la difficoltà della ripartenza: mettere insieme ciò che vedo nel campo, le piantine disponibili in vivaio e il meteo delle prossime ore. La fretta di reagire c’è, ma un altro evento può rimettere in discussione anche il lavoro appena fatto.
Il primo conto distingue tre condizioni
Nella mia prima stima divido le piantine dell’orto in tre gruppi. Circa il 10% sembra aver resistito senza grandi danni; un altro 25% è malconcio, ma provo a considerarlo ancora recuperabile; il restante 65% mi appare compromesso. Sono le proporzioni che attribuisco a quel giro, quando l’evoluzione del danno è ancora da seguire.
Il gruppo intermedio è quello che lascia più domande. Ci sono piante che hanno perso dei rami e conservano altre parti: devo vedere come risponderanno. La speranza è riuscire a conservare una parte maggiore dell’impianto, ma in quel momento non so ancora quante ce la faranno davvero.
Una valutazione così dipende dalla coltura e dal tipo di lesione. La sintesi di Purdue University sui danni da grandine agli ortaggi considera specie, stadio di crescita, intensità del danno e condizioni successive. Anche la possibile ripresa di una pianta può accompagnarsi a ritardi e perdite di produzione: il solo numero di foglie rimaste non racconta l’intero esito della coltivazione.
Gli ortaggi a foglia mostrano un problema diverso
Le insalate e le biete hanno foglie lacerate e parti che si stanno deteriorando. Nel giro le guardo da vicino perché qualcuno mi ha chiesto se si possa recuperare ciò che rimane. Su una superficie aziendale, però, entrano nel conto anche le ore necessarie per raccogliere e selezionare, insieme alla possibilità effettiva di vendere il prodotto.
È difficile parlarne subito in termini di costi, ma quel lavoro occupa persone e tempo mentre ci sono impianti da ricostruire. Per le colture che considero ormai compromesse mi preparo quindi a liberare le prode e ripartire. È la decisione che sto valutando nel mio campo, davanti a quelle quantità e a quei danni.
Le piantine ci sono, ma scelgo di aspettare
Ho già alcune piantine disponibili in vivaio. L’istinto sarebbe prenderle e rimettere tutto a dimora, ma le previsioni annunciano un altro passaggio di maltempo. Aspetto: voglio evitare di aggiungere lavoro e nuove piante proprio prima di un evento che potrebbe colpirle ancora.
La seconda grandine rende molto concreta questa preoccupazione. Nel campo ci sono ancora le piante che avevano resistito e quelle su cui sto provando a puntare per il recupero. Anche il vento mi fa guardare con apprensione la serra. In quel momento la ripartenza comprende pure la decisione di fermare alcuni lavori e rimandarli.
Il tentativo sulle piante rimaste è ancora aperto
Concentro gli interventi sulle piante che ritengo possano riprendersi, in particolare pomodori e melanzane. In questa fase provo a sostenerne il recupero e continuo a cercare segni di nuovi germogli. Sono tentativi in corso: non ho ancora un risultato che dimostri quante piante o quanto raccolto riuscirò a salvare.
La scelta degli interventi fitosanitari e nutrizionali richiede di valutare coltura, lesioni e condizioni effettive con l’assistenza tecnica. Le percentuali del mio orto servono a raccontare da dove riparto; non danno una ricetta di trattamento da applicare a tutte le piante colpite dalla grandine.
In vigneto il bilancio richiede altri controlli
Nel vigneto osservo tralci segnati e altri tranciati, insieme a quelli che portano i futuri grappoli. Il conto è ancora incerto: devo vedere quali parti seccheranno e come reagirà ciò che è rimasto. La prima impressione mi preoccupa, ma non voglio trasformarla subito nel numero definitivo della perdita.
Continuo a sperare di riuscire a produrre il vino anche in questa stagione. Intanto il lavoro è tornare a osservare, distinguere i problemi e scegliere dove concentrare le energie. La ripartenza comincia da decisioni piccole e provvisorie: quali piante seguire, quali sostituire e quando il tempo consentirà di farlo. Per vedere il risultato bisognerà continuare a stare dietro al campo.
La prima reazione e i controlli iniziali sono raccontati nell’articolo sulla grandinata che ha colpito l’orto e il vigneto.
Il video del ritorno in campo e del nuovo maltempo
Il video originale è stato pubblicato il 15 maggio 2026 e unisce momenti del nuovo maltempo alle immagini della ripartenza precedente. La descrizione dichiara prodotti sponsorizzati e include un richiamo promozionale a TERRADIX.
Guarda il video
Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.