La storia di una mela non comincia sullo scaffale. Dietro ci sono un terreno, lavorazioni, raccolta, conservazione e trasporto. Matt usa questo esempio per incontrare Feelera, realtà dell’ecosistema COBO. La visita passa poi a una pizza surgelata, dove ingredienti diversi rendono più evidente il problema: collegare molti soggetti a uno stesso prodotto, lotto per lotto.
Seguire il prodotto oltre il suo ingrediente principale
Prima della pizza c’è l’insalata appena raccolta. Matt elenca le informazioni che possono accompagnarla: terreno di provenienza, lavorazioni, acqua, raccolta e luogo di conservazione. Il passaggio al prodotto trasformato allarga la mappa. Pomodoro, mozzarella e farina hanno ciascuno una propria storia, che deve incontrare quella della pizza finita.
Gli interlocutori aggiungono packaging e trasporto, insieme ai fornitori dei fornitori. Nella dimostrazione la filiera non coincide quindi con un semplice elenco di ingredienti. Sullo schermo viene mostrata una struttura di relazioni, dalla quale si può entrare nelle informazioni delle aziende coinvolte, nei loro dati tecnici e nei documenti disponibili.
Ogni lotto ha una storia propria
La domanda di Matt riguarda anche i lotti: se una fabbrica continua a produrre pizza, come si mantiene il collegamento con ciò che è entrato in ogni produzione? Nella presentazione Feelera viene descritta come una piattaforma che associa al lotto dati e documenti. La filiera si compone a partire dai rapporti di acquisto e vendita dichiarati.
Questo porta la discussione dal disegno generale alla singola fornitura. Non basta conoscere i nomi delle aziende che possono partecipare a un prodotto: interessa sapere quali passaggi appartengano a quel lotto. È su questa distinzione che gli interlocutori costruiscono il loro esempio della pizza e della sua identità all’interno del sistema.
Condividere i dati senza mostrare tutto a tutti
La quantità di informazioni può diventare molto ampia, ma nella visita viene chiarito che gli accessi possono essere diversi. Il cliente finale può vedere una parte del percorso, un ente di certificazione i documenti che gli servono e l’azienda il quadro di propria competenza. La tracciabilità viene quindi raccontata anche come organizzazione dei destinatari dei dati.
Gli interlocutori insistono poi sul raccogliere il dato una volta e renderlo utilizzabile da più funzioni aziendali. Qualità e commerciale, per esempio, possono aver bisogno di informazioni dello stesso processo per scopi differenti. Matt collega questo aspetto alla ricerca dei documenti in azienda: l’interesse è ritrovarli e condividerli nel contesto giusto.
Dalle macchine alla cooperativa
Per spiegare come possano entrare i dati, Matt immagina un agricoltore che conferisce a una cooperativa, a sua volta fornitrice di un supermercato. Nel percorso viene presentata COBO InTouch, dedicata alle macchine connesse, e viene illustrata la possibilità di integrare informazioni raccolte durante il lavoro. È un esempio della soluzione proposta, non il resoconto di un’integrazione già attiva nell’azienda di Matt.
La visita si chiude tornando al singolo produttore. In una cooperativa con molti conferitori, Matt vede nella tracciabilità un modo per rendere riconoscibili i diversi contributi alla filiera. La mela dell’inizio e la pizza del supermercato restano due casi molto diversi, ma aprono la stessa domanda: quali informazioni sono disponibili e come vengono collegate al prodotto che arriva al cliente?
Video di Matt The Farmer, pubblicato il 9 giugno 2026. Guarda il video originale: Come viene TRACCIATO IL CIBO IN ITALIA: FEELERA la soluzione geniale.
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Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.