L’orto dopo la grandine può avere già qualcosa da raccogliere e, nello stesso momento, moltissimo da sistemare. Nel mio giro convivono le prime zucchine staccate, le barbabietole appena trapiantate, i fili dei pomodori ancora da tirare e le infestanti sfuggite alle lavorazioni. Sono contento di vedere ripartire le piante. Il ritardo e la fatica, però, si vedono ancora tutti.
Dopo la tempesta abbiamo seguito due strade: provare a salvare quello che era rimasto e accelerare i lavori per rimettere in coltivazione il campo. Da lì sono nate anche scelte nuove. Ho dovuto adattarmi alle piantine disponibili, rivedere gli spazi e domandarmi quali ortaggi potrò vendere quando arriveranno a raccolta.
Le zucchine ripartono, i sostegni dei pomodori sono ancora un cantiere
Le prime zucchine sono il segnale che mi rende più felice. Intorno vedo pomodori e melanzane che stanno tornando a crescere, mentre altri ortaggi sono appena entrati nel terreno. Le barbabietole hanno ricevuto acqua dopo il trapianto in una giornata molto calda: una scelta dettata dalla corsa per rimettere in moto il lavoro, della quale riconosco anche la difficoltà del momento.
Per i pomodori all’aperto sto preparando strutture e fili di sostegno, riprendendo un sistema già sperimentato l’anno precedente. Il cantiere è ancora artigianale e incompleto. Vorrei aggiungere una protezione dalla grandine: in questo giro è un progetto da sviluppare, con tutte le verifiche che una struttura richiede, e non una protezione già collaudata sul campo.
Il ritorno alla produzione procede quindi a velocità diverse. Anche sul piano agronomico il recupero dopo una grandinata dipende da specie, fase di crescita, danno subito e condizioni successive, come ricorda la Purdue University. Quello che osservo sulle mie zucchine racconta questa ripartenza; non stabilisce il destino di ogni altra pianta colpita.
Le infestanti mostrano dove devo ancora correggere il lavoro
Nel terreno appena smosso ci sono tratti in cui le infestanti stanno seccando e altri nei quali ne sono rimaste parecchie. La differenza è vicina, nella stessa fila, e mi costringe a guardare la regolazione dell’attrezzo. Dove il passaggio ha funzionato vedo il risultato che cercavo; altrove devo ancora migliorarlo.
Avevo già adattato l’organizzazione delle file alla carreggiata del trattore. Ora devo far coincidere quel progetto con la lavorazione reale, senza ignorare le piante che ho smosso o tirato su passando troppo vicino. Il campo pulito in una porzione non cancella il lavoro rimasto nell’altra. È una verifica utile proprio perché mette insieme il risultato e l’errore.
Fra verde, sostegni e fissaggi entrano nelle giornate anche gli attrezzi Milwaukee, sponsor di questa uscita. Del mio tosaerba racconto l’uso protratto nel tempo, ma il punto sul quale mi soffermo è l’organizzazione degli strumenti a batteria. Spostare una batteria fra gli attrezzi compatibili del proprio sistema può semplificare lavori diversi; compatibilità e dotazione vanno sempre riferite ai modelli effettivi.
I clienti mi stanno facendo cambiare assortimento
Le puntarelle sono piaciute molto ai nostri clienti, più di quanto mi aspettassi, e le abbiamo rimesse. Anche i carciofi mi stanno dando soddisfazione: nella mia situazione arrivano tardi rispetto ad altre produzioni e riesco a venderli. Mi piacciono da coltivare e da usare in cucina, così sto pensando di dedicare loro un pezzo di terreno più ampio.
Con i finocchi il ragionamento parte ancora dalle richieste che incontro. Diversi clienti li apprezzano per le centrifughe e sto provando nuove varietà. Non è un assortimento deciso soltanto davanti al catalogo: quello che le persone cercano entra nel piano del campo insieme a spazio e tempi di coltivazione.
Mi sto orientando verso meno varietà dello stesso ortaggio e più ortaggi differenti. Il motivo è molto concreto: molti dei miei clienti ad agosto vanno in vacanza. Se, dopo il ritardo accumulato, mi trovassi con un’enorme produzione di soli pomodori proprio in quel periodo, a chi la venderei? Distribuire le colture e valutare giri differenti è la risposta che sto provando per questa azienda e questa clientela.
Mais, zucche e fiori: ogni prova ha un bilancio diverso
In una zona sto riprovando a coltivare mais e zucche nello stesso spazio. Mi aspetto che il mais salga e che le zucche si allarghino, ma il precedente tentativo non aveva dato un risultato convincente. Questa resta una prova aperta: la disposizione delle piantine è l’inizio del confronto, il raccolto dovrà ancora raccontare come è andata.
Per i fiori il bilancio è più duro. Dopo la grandine ho perso la possibilità di venderli e considero fallito l’esperimento di quell’anno. Anche se qualcosa è ancora bello da vedere, il momento commerciale è passato. Per quell’area penso già all’orto invernale e a recuperare il materiale da ripiantare nella stagione successiva.
Ripartire significa scegliere anche la prossima raccolta
Il giro si chiude nella serra dei pomodori, dove restano da completare gli ultimi fili. Per noi quella coltivazione conta perché, secondo l’esperienza che racconto, permette di prolungare la stagione di vendita. La durata effettiva rimane legata a come andrà la coltura: il progetto di arrivare avanti nell’autunno non è già un raccolto ottenuto.
Tra una zucchina raccolta e una fila da sistemare, l’orto sta tornando produttivo. La ripartenza passa anche da ciò che decido di ridurre, riprovare o abbandonare. Dopo un evento che ha scombinato il programma, guardare chi comprerà gli ortaggi e quando saranno pronti mi aiuta a dare una direzione ai prossimi lavori.
La valutazione iniziale è raccontata nel percorso sulle piante da seguire e da sostituire dopo la grandine.
Il giro nell’orto dopo la grandine
Il video originale è stato pubblicato il 29 maggio 2026 e contiene prodotti sponsorizzati, con un segmento dedicato a Milwaukee. La data di pubblicazione non identifica necessariamente il giorno delle riprese.
Guarda il video
Fonte: video originale di Matt The Farmer su YouTube.