I bordi in legno sono pronti, la terra è già al suo posto e Michele vuole arrivare alla parte più piacevole: raccogliere gli ortaggi. Nell’orto rialzato di Molteni, però, dobbiamo ancora risolvere il viaggio dell’acqua. Il progetto parte dai serbatoi e arriva fino alle piantine, con tre piccoli impianti da mettere alla prova.
Quando vado a trovare Michele Molteni, nel lavoro raccontato nel giugno 2023, lui ha già costruito la struttura. Io arrivo per preparare la coltivazione e organizzare l’irrigazione. L’obiettivo che mi dà è chiaro: ridurre il lavoro ripetitivo e godersi quello che crescerà lì dentro.
L’orto rialzato di Molteni comincia dal lavoro già fatto
Mi piace subito quanto legno ha utilizzato. I bordi delimitano lo spazio coltivabile e sopra c’è già una struttura con una rete. È un orto con un’identità precisa prima ancora di mettere giù le piantine.
Michele mi racconta anche da dove arriva la terra: l’ha recuperata dal progetto che chiama Mega Bunker. Mi fermo a osservarla e a fare domande, poi passiamo a organizzare le colture. La costruzione del cassone è una parte del suo lavoro precedente; in questa giornata ci occupiamo di ciò che deve accogliere.
L’acqua continua a essere il punto da tenere presente. Stavolta facciamo le cose in un ordine diverso dal solito: sistemiamo le piantine e completiamo dopo le linee. Per arrivare agli ortaggi useremo l’acqua accumulata nei serbatoi, anziché partire da un rubinetto accanto all’aiuola.

Prima i vasetti in posizione, poi i trapianti
Stendiamo il telo pacciamante e lo adattiamo ai bordi. Michele vuole contenere il lavoro sulle erbe spontanee: la copertura entra nel progetto con questo scopo. La quadrettatura ci aiuta anche a guardare la disposizione delle piante mentre le appoggiamo ancora nei vasetti.
Per i pomodori abbiamo varietà diverse e decidiamo di tenerle in gruppi riconoscibili. Le piante sono diciotto: vederle tutte disposte cambia già l’aspetto del terreno. Prima di aprire gli alloggiamenti possiamo ancora spostare un vasetto e guardare come sta nell’insieme.
Arrivano poi gli altri ortaggi. Michele mette a dimora anche l’anguria, mentre troviamo il posto per la zucchina rimasta da sistemare. Organizziamo i sostegni pensando alle colture presenti: più alti per i pomodori, più bassi per peperoni e melanzane.
Fra una pianta e l’altra scherziamo sull’entusiasmo che fa comprare sempre qualche piantina in più. L’orto intanto prende forma: telo, ortaggi e sostegni sono al loro posto. Adesso dobbiamo collegare quel risultato all’acqua disponibile.
Tre unità Aqua-Magic, ciascuna per la propria linea
Ho scelto il sistema Claber Aqua-Magic, con una piccola pompa che preleva dal serbatoio e un pannello solare. Per il nostro allestimento prepariamo tre linee, ognuna seguita dalla propria unità. Alla fine del lavoro torno a indicare i tre sistemi e le linee che abbiamo preparato.
È una scelta che nasce da questo posto e dall’acqua che vogliamo utilizzare. Ci interessa farla arrivare ai punti dove abbiamo appena trapiantato, distribuendo i tubicini nell’orto. La confezione che mostro durante il lavoro rende riconoscibile il nome del sistema; la prova pratica arriverà con l’avvio delle linee.
Mentre le prepariamo, Michele partecipa al montaggio e il lavoro diventa una di quelle giornate in cui ci si diverte anche a mettere insieme i pezzi. Lui cita il Lego, io il Meccano: fra i raccordi e le derivazioni torna il piacere di costruire qualcosa che poi deve funzionare davvero.
La disposizione delle piantine guida quella dei punti d’irrigazione. Nel nostro allestimento mettiamo più erogatori vicino alle piante, ma resta da capire quanta acqua stiamo distribuendo e come seguire le colture mentre crescono. Il numero dei tubicini, da solo, non chiude quella domanda.
L’acqua raccolta deve arrivare fino all’orto
Michele ha già raccolto acqua piovana nei giorni precedenti. Durante il lavoro riempiamo le cisterne e seguiamo anche il percorso che collega la zona di raccolta all’orto. È l’altra metà del progetto: prima di programmare una pompa, deve esserci una scorta da cui possa prelevare.
In questo giro entra anche l’avvolgitubo Rotoroll. Lo abbiamo pensato per raggiungere punti diversi del terreno e rendere più comodo spostare il tubo. Michele lo prova mentre continuiamo a sistemare l’insieme: l’orto ha bisogno delle sue linee, ma anche di un modo pratico per portarvi l’acqua.
Alla fine abbiamo i serbatoi e le tre unità nella configurazione preparata per questa giornata. Rimangono alcuni tubicini da ordinare meglio, però possiamo passare alla domanda decisiva: l’acqua arriva fino agli ultimi punti?
Il primo avvio porta l’orto alla fase successiva
Accendiamo e proviamo. Andiamo a guardare gli erogatori, compreso quello più lontano, e l’acqua arriva. Dopo tutto il lavoro sui bordi, sulle piantine e sui collegamenti, è il momento in cui i diversi pezzi cominciano a lavorare insieme.

Siamo contenti del risultato, ma nel confronto dico anche che dobbiamo ancora capire bene quanta acqua dare. La giornata ci ha permesso di vedere le linee in funzione. Da lì comincia la messa a punto, con le piante e la scorta d’acqua da seguire nel tempo.
Parliamo già di quanto sarebbe comodo distanziare i rifornimenti, ma quelle sono le aspettative che facciamo davanti all’impianto appena avviato. Il risultato presente è l’orto piantato e il primo collaudo riuscito. Una stagione di coltivazione deve ancora passare.
Era partito tutto dal desiderio di avere meno lavoro ripetitivo. Alla fine abbiamo dato una forma concreta a quell’idea: uno spazio costruito da Michele, le colture scelte insieme e un percorso per l’acqua raccolta. Se vuoi approfondire la gestione dopo l’avvio, trovi anche come programmo l’irrigazione e continuo a controllare l’orto: è il passaggio che accompagna la tecnologia mentre le piante crescono.
Prodotti e alternative su Amazon
Abbiamo parlato del sistema Aqua-Magic usato per portare l’acqua dai serbatoi alle piante: qui trovi il kit Claber 8063 Aqua-Magic System da guardare su Amazon. Il link riguarda un singolo kit; nel progetto con Michele abbiamo preparato tre unità distinte.
La confezione comprende l’unità con pannello solare, tubo, gocciolatori e raccordi. Le due batterie ricaricabili NiMH da 1,2 V non sono incluse; anche il serbatoio va previsto separatamente. Prima di scegliere, confronta dotazione, disposizione delle piante e limiti indicati nel manuale con il lavoro che devi fare.
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Trasparenza: il video originale è realizzato in collaborazione con Claber e presenta Aqua-Magic e Rotoroll. La collaborazione riguarda quel contenuto.
Progetto raccontato nel video pubblicato il 1° giugno 2023. Il risultato descritto è il primo avvio dell’allestimento: le aspettative sulla frequenza dei rifornimenti non sono una prova di autonomia durante un’intera stagione. La programmazione resta da adattare alle colture e alle condizioni effettive.
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