«Non devi trattenerti». A Jean-Martin Fortier, in visita alla Brina, ho chiesto un giudizio schietto sul nostro orto. Se c’era qualcosa da correggere, volevo sentirlo: poteva anche essere tutto sbagliato, ma eravamo lì per crescere. Fortier ha apprezzato la disposizione degli spazi e siamo entrati nelle domande, con la terra davanti e il lavoro che avevamo fatto da discutere.
Federico ci aiutava con l’inglese e la traduzione. Io volevo capire come Fortier leggesse la nostra situazione: le prode, le piante, il terreno argilloso e le diverse lavorazioni. Potevo chiederglielo direttamente nel nostro orto.
La Brina era un progetto ancora in crescita
Gli ho raccontato che stavamo cercando di standardizzare l’orto e che avevamo appena preso la serra. Gli investimenti arrivavano un po’ alla volta: aspettavamo il telo e valutavamo anche la possibilità di aggiungere qualche arco per allungare la struttura.
Era la Brina di quel momento, con una parte del progetto già impostata e altre cose ancora da completare. La visita pubblicata nel maggio 2023 entrava proprio in questo lavoro: capire che cosa stesse funzionando e dove avesse senso intervenire.
Fortier ha guardato le colture e ha apprezzato la disposizione, la spaziatura e l’aspetto delle piante. Sono tornato a chiedergli di essere severo, perché volevo una valutazione utile. Il suo giudizio sul lavoro già fatto era favorevole; le correzioni che proponeva riguardavano soprattutto come proseguire con quel terreno.
La domanda sulla terra: più fine sarebbe stato meglio?
Una delle mie domande riguardava il risultato dell’erpice rotante: la terra era rimasta troppo grossolana? Dovevamo cercare qualcosa di più fine? Fortier si è soffermato sulla struttura del terreno e ci ha invitato a evitare di polverizzarlo troppo.
Abbiamo messo a confronto anche una parte lavorata con la fresa. Alla mia impressione che il risultato fosse diverso si è aggiunta la sua osservazione: guardare quanto la terra fosse fine non bastava per giudicare il lavoro. Lui cercava anche quei piccoli aggregati che, nel dialogo, venivano indicati come i pezzi di terra da conservare.
Il confronto è diventato molto concreto: due porzioni dello stesso orto, lavorate in modo diverso, e una domanda sul loro comportamento nel tempo. Fortier richiamava l’attenzione sull’argilla e sulla cautela nelle lavorazioni. Erano le sue osservazioni su ciò che stavamo esaminando lì, insieme.
Prode, materia organica e una domanda sulla grelinette
La sua proposta per la Brina si concentrava su pochi punti: rialzare maggiormente le prode, lavorare sull’apporto di materia organica e aggiungere la grelinette alla preparazione del terreno. Per lui era un modo di proseguire il lavoro già avviato.
Ho cercato di ricostruire la sequenza e di capire il ruolo dell’attrezzo. La grelinette avrebbe sostituito quello che stavamo facendo? Fortier ha chiarito che la intendeva come un’aggiunta. La distinzione mi interessava perché dovevo mettere il consiglio dentro un’organizzazione reale, fatta di letti coltivati, passaggi e macchine già in uso.
Nel dialogo c’era anche un legame personale dell’ospite con quell’attrezzo: ci ha ricordato che la sua fattoria in Canada si chiamava La Grelinette. Lo suggeriva con grande convinzione. Le attese che esprimeva sul miglioramento del suolo restavano però davanti a noi, da verificare nel lavoro e nelle coltivazioni successive.
Sono tornato sull’attrezzo nella prova di tre grelinette del febbraio 2026: un confronto fra modelli diversi e fra la terra dell’aiuola e quella più umida e compatta del passaggio.
Dal giudizio sull’orto alla disponibilità a lavorare insieme
Abbiamo parlato anche delle carote e della loro spaziatura, un altro punto su cui Fortier riteneva ci fosse margine di miglioramento. Io gli mostravo il nostro lavoro e lui proponeva cambiamenti, tornando più volte sul potenziale che vedeva nell’orto.
Quando siamo arrivati a una parte dove il sovescio non era cresciuto come avevamo previsto, si è reso disponibile a mostrarci come avrebbe impostato il lavoro. A un certo punto ha chiesto una corda, un martello e dei picchetti. Il confronto stava prendendo quella direzione: dalle spiegazioni alla possibilità di ragionare insieme sul campo.
All’inizio gli avevo chiesto di dirci tutto, anche quello che non andava. La conversazione ci aveva lasciato un apprezzamento per la base già costruita e alcuni punti precisi su cui lavorare.
Volevo condividere quell’incontro anche per questo. Stato Brado stava diventando un luogo in cui incontrare persone con esperienze diverse e confrontarle con il nostro lavoro quotidiano. Avere Fortier tra le prode significava potergli fare domande sul nostro orto, ascoltare le risposte e tornare al lavoro con cose concrete da approfondire.
Video originale pubblicato il 28 maggio 2023. È una parte della stessa visita raccontata nel documentario collegato all’articolo Prima di fare l’orto: terreno, spazio e prime scelte. Osservazioni e aspettative di Fortier si riferiscono alla Brina di quell’incontro; la data di pubblicazione non stabilisce il giorno delle riprese.
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