Tolgo le mani dal volante e il trattore continua a seguire il filare. La scena colpisce, ma la domanda che mi interessa sulla guida automatica in vigneto è un’altra: come fa la macchina a capire dove si trova, e che cosa può raccogliere mentre sta già lavorando?
A Cà dei Frati, nella zona della Lugana sul Garda, ho incontrato chi usa e sviluppa il sistema COBO. Abbiamo seguito due applicazioni collegate: l’assistenza alla guida basata sulle immagini e il monitoraggio delle singole piante. Sono due funzioni da distinguere, anche quando possono convivere sulla stessa macchina.
Seguire il filare usando le telecamere
Il sistema VLN, Vision Lane Navigation, usa la visione artificiale per leggere il percorso. Le telecamere acquisiscono immagini; un’unità di elaborazione le interpreta e il sistema interviene sulla guida attraverso i componenti installati sul trattore.
Durante il confronto mi vengono presentati l’unità centrale, il volante elettrificato, le telecamere e il monitor. L’interfaccia permette di scegliere anche uno scostamento dal centro del filare: può servire quando attrezzo e lavorazione richiedono una posizione diversa dalla semplice mezzeria.
La scheda ufficiale COBO del VLN conferma l’impostazione basata sulle immagini e il funzionamento della navigazione nei filari senza correzioni GPS RTK. Questo riguarda il principio di guida descritto; non significa che qualunque funzione di mappatura o connettività possa fare a meno di ogni altro riferimento o collegamento.

Guida assistita e lavoro senza operatore sono condizioni diverse
Nella dimostrazione rimaniamo a bordo. L’operatore racconta il centraggio, le segnalazioni degli ostacoli e il disinnesto quando riprende il volante. Queste osservazioni sono utili per capire l’esperienza d’uso, ma non trasformano la visita in una verifica di tutte le situazioni possibili.
È perciò più preciso leggere questa prova come assistenza automatica alla guida con operatore presente. La rilevazione di un ostacolo vista in un passaggio non dimostra il riconoscimento infallibile di qualunque persona, oggetto o condizione ambientale. Allo stesso modo, un avviso d’inclinazione non elimina il rischio di ribaltamento.
Per valutare l’applicazione alla propria macchina chiederei quali siano il campo d’impiego previsto, i limiti operativi, le condizioni di arresto e le istruzioni per riprendere il controllo. La risposta deve riferirsi alla configurazione effettivamente proposta e al suo manuale.
Il vantaggio interessante è aggiornare una macchina che lavora già
L’operatore sottolinea un aspetto molto concreto: poter aggiungere tecnologia a trattori già in azienda. La modularità raccontata da COBO va in questa direzione, con soluzioni integrabili sui mezzi nuovi o con kit per quelli in servizio.
Prima di considerarlo un aggiornamento universale, farei verificare il modello preciso del trattore, lo spazio per i componenti, l’alimentazione e le compatibilità necessarie. La possibilità tecnica di un retrofit non equivale a un’installazione identica su ogni mezzo.
Il confronto diventa interessante soprattutto nei lavori ripetitivi o che richiedono precisione vicino alla fila. Chi usa il sistema mi parla della fatica di molte ore di guida e dell’attenzione richiesta dagli impianti stretti. Non abbiamo misurato un risparmio di ore o una riduzione percentuale dei costi: sono aspetti da registrare in una prova aziendale, senza ricavarli dalle sole impressioni.
Per vedere un’applicazione diversa dell’automazione ho raccontato anche il trattore Atomatika al lavoro nel vigneto. Confrontare i casi aiuta a porre le domande giuste, mantenendo distinte le funzioni di ciascuna macchina.
La seconda funzione: osservare le piante durante un passaggio utile
La parte che mi incuriosisce di più comincia quando la telecamera viene usata per leggere la vegetazione. Il ragionamento è sfruttare passaggi che il trattore compie già: trinciatura, trattamento o altra operazione compatibile possono diventare occasioni per raccogliere informazioni lungo i filari.
Nel progetto presentato le immagini vengono associate alle piante e alla loro posizione. La mappa può quindi diventare un supporto per trovare una fallanza o raggiungere un punto segnalato senza ricominciare ogni volta la ricerca da tutto l’appezzamento.
Mi viene spiegato che i moduli si possono aggiungere secondo le esigenze: acquistare una funzione di guida non significa avere automaticamente tutto il sistema di monitoraggio fitosanitario. Prima di confrontare costi o offerte chiarirei quali componenti, servizi e dati siano compresi.

Un’allerta su una foglia non è una diagnosi definitiva
Con il supporto agronomico del progetto affrontiamo soprattutto mal dell’esca e osservazione dei colpi apoplettici. Il tecnico spiega perché individuare e ritrovare le piante interessate possa aiutare a organizzare sopralluoghi e lavori nel tempo.
La distinzione centrale della visita è fra osservazione dello stato attuale e previsione di ciò che succederà. Mappare segni visibili non significa conoscere con certezza l’evoluzione futura della malattia. Una probabilità assegnata dal software richiede inoltre verifica agronomica: non è, da sola, la certezza che una pianta sia malata o sana.
Le indicazioni del Servizio fitosanitario del Veneto sulle malattie della vite distinguono le forme croniche e apoplettiche dei deperimenti del legno e mostrano quanto il monitoraggio sia legato al contesto. Qui il valore del dato digitale è indirizzare un controllo documentato, non sostituire il tecnico o scegliere automaticamente un trattamento.
Nella visita non vengono presentati un campione di validazione completo, tassi di falsi positivi e falsi negativi o prestazioni indipendenti nelle diverse condizioni. Prima di affidare una decisione aziendale a quelle mappe chiederei anche questi elementi, oltre alle modalità con cui le osservazioni vengono aggiornate.
Dal punto colorato alla decisione di lavoro
Una posizione sulla mappa è utile se posso collegarla a un’azione precisa. Per una pianta segnalata vorrei ritrovare almeno l’immagine, il momento del rilievo, il filare e l’esito del successivo controllo. Così posso distinguere una segnalazione aperta da una verifica già svolta.
Il sistema presentato comprende anche la trasmissione dei dati al portale: posizione e tracciati delle macchine, informazioni operative e dati del vigneto secondo configurazione. Il riferimento indicato nella fonte è COBO INTOUCH.
Per scegliere il servizio chiarirei disponibilità della connessione, consultazione dei dati, esportazione, durata dello storico e costi ricorrenti. Chiederei anche cosa succede quando il collegamento manca. Sono domande d’uso: una mappa deve restare comprensibile anche quando la stagione è piena e le persone che la consultano sono diverse.
Nella gestione ordinaria queste informazioni possono affiancare ciò che già osservo in campo. La potatura verde nel mio vigneto racconta proprio quanto chioma, passaggi e organizzazione del lavoro siano concreti, prima ancora di diventare dati.
La prova che farei nella mia azienda
Partirei da una lavorazione e da un appezzamento conosciuti. Confronterei il comportamento della guida nelle condizioni ammesse dal costruttore e, separatamente, la qualità delle segnalazioni sulle piante. Registrerei il tempo necessario per raggiungere i punti indicati e le verifiche realmente utili, senza sommare prestazioni diverse in un unico giudizio.
Mi interessa la possibilità di fare più cose nello stesso passaggio: lavorare e raccogliere informazioni che posso riusare. Perché funzioni, però, il percorso deve arrivare fino alla decisione. Vedere un punto sullo schermo è l’inizio; sapere perché andarci e cosa abbiamo trovato dopo è ciò che gli dà valore.
La visita a Cà dei Frati
Video originale del 30 ottobre 2026, realizzato in collaborazione con COBO. Le funzioni raccontate dai tecnici e dall’utilizzatore sono distinte dalle prestazioni misurate: questa visita non costituisce un collaudo indipendente di sicurezza o accuratezza diagnostica. Informazioni sul sistema e sulle applicazioni sono disponibili sul sito ufficiale COBO.